Chirurgia, Gravidanza

Tamponamento uterino

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Il tamponamento uterino è una pratica di semplice attuazione acui si ricorre in molteplici occasioni di emorragie uterine che non si riesce a dominare con la semplice terapia medica. La più frequente applicazione è l’emorragia da atonia uterina post-partum soprattutto in caso di distacco intempestivo di placenta normalmente inserita e placenta previa, placenta accreta, ritenzione di cotiledoni placentare e coagulopatie nei in cui non è indicato il curetage o quest’ultimo non è stato completamente risolutivo.

Tamponamento uterino con garza iodoformica – Tale tecnica prevede lo stiramento/distensione del viscere uterino con uno zaffo medicato allo scopo di distenderne le pareti ed arrestare così la perdita. Tuttavia la tecnica è inficiata dalla possibilità del cosiddetto “mascheramento” (perdita che si arresta solo apparentemente, in realtà il sangue passa per capillarità attraverso la garza stessa, fino a riapparire clinicamente visibile solo dopo qualche tempo. 

Tecnica: l’operatore afferra con la mano sinistra il fondo dell’utero e con la destra o con pinza ad anelli lunga inizia a riporre lo zaffo sul fondo dell’utero fino a riempire totalmente e in modo stipato la cavità uterina. Un’infusione di ossitocina o sulprostone manterrà la tonicità delle pareti uterine. Quindi si procede a stipare la vagina con lo stesso zaffo o, meglio con un altro segmento di zaffo che potrà essere agevolmente rimosso dopo qualche ora per osservare eventuali filtrazioni di sangue dallo zaffo uterino.

Tamponamento con palloncino di Bakri – Una nuova evoluzione della tecnica di tamponamento uterino prevede l’utilizzo di cateteri che permettono di osservare con immediatezza l’eventuale arresto della perdita ematica e non presentano alcun problema di rimozione. Esistono varie possibilità di utilizzo di questa tecnica: il posizionamento del palloncino bakri e il posizionamento del catetere Rush.
Tecnica: 

  • disinfezione genitali esterni e vagina 
  • Prensione del collo con pinza di Martin o, meglio pinza di Babcock che grantisce una presa più sicura
  • inserire in cavità il palloncino Bakri aiutandosi con una piccola pinza ad anelli tipo Winter o Forester
  • si inizia a gonfiare il palloncino con 500 ml di fisiologica sterile connessa con deflussore allo spremisacca e al palloncino bakri: il volume di gonfiaggio varia in base all’esame obiettivo dell’utero e all’epoca gestazionale raggiunta.
  • Applicare una leggera trazione sullo stelo del palloncino per garantire un adeguato contatto tra il palloncino e la superficie del tessuto.
  • Per mantenere la tensione, fissare lo stelo del palloncino alla gamba della paziente
  • Cateterizzazione vescicale con foley che verrà rimosso insieme al Bakri.
  • Per massimizzare l’effetto del tamponamento, è opportuno esercitare una contropressione inserendo nel canale vaginale un tampone di garza iodoformica o imbevuta di iodio o antibiotico.

Il palloncino di Bakri può anche essere introdotto attraverso la breccia isterotomica del TC dopo il secondamento.

Il tempo massimo di permanenza del dispositivo di Bakri nella cavità uterina è di 24 ore. In tale periodo la paziente va attentamente monitorizzata per rilevare l’eventuale peggioramento del sanguinamento e/o l’insorgere di CID. 

References:

  1. Bakri YN, et al. Tamponade-balloon for obstetrical bleeding. Int. J. Gynecol. Obstet. 2001; 74: 139-142.
  2. G. S. Condous, et al. The “Tamponade Test” in the Management of Massive Postpartum Hemorrhage. Obstetrics and Gynecology 2003; 101( 4) :767-772.
  3. Bakri YN. Balloon device for control of obstetrical bleeding. Euro J Obstet Gynecol Reprod Biol. 1999; 86: S84. 
  4. Zaki M.S. Zaki, et al. Risk factors and morbidity in patients with placenta previa accrete compared to placenta previa non-accreta. Acta Obset Gynecol Scand 1998;77: 391-394.
  5. Soloman Isayu, et al. The epidemiology of placenta previa in the United States, 1979 through 1987. Am J Obstet Gynecol., 1987Vol. 168, No. 5.
  6. Etuk S.J., et al. Maternal mortality following PPH in Calabar: A 6 year review. est Afr J Med. 1997 Jul-Sep;16(3):165-9.


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