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Isterectomia addominale

Hysterectomy

Da dottvolpicelli

Ultimo aggiornamento  17/02/2026

L’isterectomia è uno degli interventi chirurgici maggiori più frequentemente eseguiti nel mondo occidentale, secondo solo al taglio cesareo; più frequente negli USA che in Scandinavia o in Inghilterra, più frequente nelle donne di non elevata condizione socio-economica e, negli USA, in quelle di colore. I chirurghi uomini risultano più interventisti delle donne (1).

LE INDICAZIONI ALL’ISTERECTOMIA

VIE DI ACCESSO ALL’ISTERECTOMIA: 

Ancora recentemente le vie di approccio per l’intervento di isterectomia erano due: quella laparotomica e quella vaginale con una percentuale del 66.3% e del 33.7% (2). Ma va sempre più affermandosi l’approccio laparoscopico soprattutto in presenza di utero di normali dimensioni, per patologie ben delimitate e non invasive in pazienti giovani e in assenza di pregressi interventi addomino-pelvici.

La via vaginale comporta vantaggi rispetto alla via addominale in termini di trauma chirurgico, ripresa funzionale post-operatoria, tempi di degenza e di complicazioni e morbosità post-operatoria. La via vaginale è però  controindicata in presenza di utero di grandi dimensioni (ø >10 cm) e in caso di nulliparità, fissità uterina, patologia annessiale, anamnesi positiva per infezioni genito-pelviche, endometriosi e precedenti interventi chirurgici addominali. La via vaginale è utilizzata nel 91.9% dei casi di prolasso (2). L’aditus alla via vaginale cresce con il progredire dell’età delle pazienti  (2,3).

Il più recente approccio all’isterectomia è quello laparoscopico. Nel 1989 Hang Reich ha descritto la prima isterectomia eseguita per via laparoscopica: l’entusiasmo che ha fatto seguito a questo traguardo ha condotto alla nascita di numerosi Centri di “advanced laparoscopy” che praticano l’isterectomia laparoscopica (15).

Tab. 2 –  Varianti tecniche e vie di accesso per isterectomia
  VARIANTI TECNICHE   VIE DI ACCESSO
  Totale   Addominale
  Vaginale
  LPS
  Subtotale   Addominale
  LPS
  Radicale   Addominale
  Vaginale
  LPS + vaginale

Tuttavia la sicurezza e l’efficacia rispetto alle tecniche classiche dell’uso indiscriminato delle procedure endoscopiche rimangono in gran parte da determinare: le complicazioni non sono certo  azzerate e i tempi anestesiologici di molto allungati; almeno nel 10-25% dei casi (a seconda dell’abilità degli operatori). Non è ancora, quindi, il caso di pronunciare il “necrologio” della chirurgia classica; piuttosto può essere messo in discussione il modo classico di intendere la chirurgia: i vantaggi della chirurgia microinvasiva sembrano attualmente quelli di far aumentare le isterectomie eseguite vaginalmente (isterectomia vaginale assistita laparoscopicamente) nei casi in cui la via  vaginale non sarebbe indicata o lo sarebbe con molta difficoltà. Questo  dovrebbe comportare una minore incidenza delle complicanze e una minor durata dell’ospedalizzazione. Questa strategia chirurgica permetterà di effettuare per via laparoscopica un’adesiolisi e consentirà l’asportazione dell’utero per via vaginale. Viceversa,  in caso di aderenze particolarmente  tenaci per le quali un’adesiolisi endoscopica risulterebbe pericolosa o impossibile, questa attitudine permetterà, d’emblèe di porre indicazione alla via addominale evitando così di intraprendere un’isterectomia per via vaginale in condizioni sfavorevoli

 LAPAROISTERECTOMIA:  TECNICA CHIRURGICA

La paziente è sistemata sul letto operatorio in posizione litotomica dorsale. Una esplorazione ginecologica viene effettuata in anestesia. Si pone quindi la paziente in posizione supina ed  lieve Trendelenburg (15°).

INCISIONE LAPARATOMICA:

Parete addominale

ll sottocute e l’aponeurosi anteriore dei retti  vengono incisi per alcuni centimetri e quindi divaricati manualmente insieme ai muscoli retti  addominali anteriori. Per avere maggiore spazio si può procedere alla divaricazione del muscolo piramidale in prossimità del margine superiore pubico. Il m. piramidale ha origine dalla faccia anteriore del ramo superiore del pube, tra il tubercolo e la sinfisi, e si porta in alto e medialmente per prendere inserzione sulla linea alba. Contraendosi mette in tensione la linea alba. E’ innervato dall’ultmo nervo intercostale.

Con la divaricazione manuale si evita di lacerare il nervo ileo-ipogastrico,  il nervo ileo-inguinale e il n. cutaneo femorale (foto a lato), i muscoli obliquo esterno, obliquo interno e  trasverso ed i vasi epigastrici.

Fascia trasversalis: si incide con il bisturi la fascia trasversalis per alcuni cm; si continua l’incisione trasversale della stessa mediante forbici di Metzenbaum.

Peritoneo parietale: sottile strato di sierosa separato dalla fascia trasversalis da un sottile strato di grasso, riveste le pareti di tutta la cavità addomino-pelvica. Per inciderlo, l’operatore lo pinzetta delicatamente a livello dell’uraco, lo solleva in alto e lo palpa fra le dita per evidenziare eventuali aderenze dell’omento o di visceri addominali. Quindi l’aiuto operatore pinzetta un punto del foglio peritoneale precedentemente sollevato dall’operatore che può ora procedere all’incisione del peritoneo nel punto più vicino alla pinza manovrata dall’aiuto. Sulla guida di indice e medio infilati sotto il peritoneo, quest’ultimo viene sezionato per la larghezza desiderata con forbici di Mayo-Harrongton curva.

Dopo l’apertura del peritoneo

  • divaricazione del campo operatorio mediante divaricatore di Balfour a tre pacche o retrattore addominale di Kirchner a 4 valve
  • Sollevare in alto l’utero mediante elicoide di Doyen inserito sul fondo dell’utero o con l’applicazione di un grosso filo di sutura sul fondo (v. disegno) o mediante 2 lunghi Kocher inseriti sugli annessi all’estremo prossimale.
  • Pinzettamento, coagulazione e sezione dei ligamenti rotondi; sutura dei capi distali; sui capi prossimali si lasciano i Koker che aiuteranno a mobilizzare l’utero.
  • Apertura pagina anteriore del legamento largo, visualizzazione e lateralizzazione dell’uretere.
  • Apertura pagina posteriore legamento largo

Nel tessuto areolare lasso del lig. largo, sul fondo, si evidenzia, la biforcazione dell’a. iliaca comune e l’uretere che scavalca l’a. iliaca comune poco prima della biforcazione dell’arteria stessa.

  • si reperta l’a. iliaca esterna che decorre lungo la faccia mediale del m. psoas.
  • Scollamento plica vescica-uterina con forbici di Mezenbaum

 

  • Resezione dell’infundibolo pelvico. Si evidenzia l’uretere e lo si sposta medialmente prima di procedere a
  • forcipessura, resezione  e legatura di arteria e vene uterine in corrispondenza dell’angolo supero-laterale dell’utero, 1 cm prima che l’a. uterina si divida nei suoi rami terminali uterini e dopo l’origine dell’a. vaginale. Se i vasi non sono visibili, per evidenziarli basterà un modesto scollamento con tampone montato del margine uterino.
  • Preparazione dei legamenti utero-sacrali
  • Pinzettamento, Recisione e legatura dei ligamenti utero-sacrali
  • Pinzettamento, recisione e legatura dei lig cardinali; recisione a 2-3 cm dall’utero tenendo ben lontani la vescica e  l’uretere.

 RIMOZIONE DELL’UTERO:

 

 

  • si utilizzano 2 pinze di Faure o robuste pinze di Cocker curve per prendere per gli angoli vaginali il più possibile vicino alla giunzione vagino-cervicale (in questo modo si clampa la vaginale superiore). Insione fra le due pinze ed apertura della vagina.  si ripete l’operazione dall’altro lato. Si incide di continuo la fascia vaginale con forbici curve di Metzembaum o con bisturi elettrico.

Variante intrafasciale: la fascia cervicale circonda il collo dell’utero. Anteriormente prende rapporto con la fascia vescicale; posteriorment invece è separata dalla fascia rettale da tessuto connettivo lasso di riempimento. Sulla fascia cervicale si inseriscono: lateralmente i ligamenti cardinali di Mackenrodt (o parametrio laterale); anteriormente il fascio vescico-cervicale del ligamento pubo-cervicale (o pilastro vescicale o parametrio anteriore); posteriormente i ligamenti utero-sacrali (o pilastro rettale) che, nell’insieme, realizzano una travatura di sostegno per l’utero e per il terzo superiore della vagina. Da queste premesse anatomo-funzionali si evince il razionale dell’impiego di una tecnica di isterectomia intrafasciale in cui la fascia cervicale viene incisa con elettrobisturi circolarmente a livello istmico iniziando al disopra della legatura inferiore dei vasi uterini e quindi sopra i lig. utero-sacrali ed infine continuata circolarmente scollando la fascia cervicale dal sottostante tessuto muscolare sino ad ottenere un manicotto di tessuto fibroso che mantiene inalterate le connessioni con il connettivo endopelvico circostante. In tal modo si realizza la migliore prevenzione possibile del prolasso della cupola vaginale e della vescica. Inoltre, all’esterno di questo manicotto vengono preservati i rami cervicali e vaginali dell’arteria uterina e, data la maggiore distanza tra piano di dissezione ed uretere, è meno probabile causare danni a questa struttura. 

SUTURA CUPOLA VAGINALE e PERITONEIZZAZIONE

  • Un punto a 8 ai due lati dove sono i 2 grossi cocker
  • La rima vaginale è accostata con pinze di Heaney
  • Sutura a punti staccati a X
  • I capi della sutura dei ligamenti cardinali o dei ligamenti rotondi vengono annodati con quelli della cupola vaginale (colposospensione sec. Mc Call)
  • La cupola vaginale può essere lasciata aperta per facilitare il monitorraggio su eventuali emorragie post-chirurgiche e per favorire il drenaggio delle secrezioni e l’espulsione dei fili di sutura dopo alcuni giorni. In tal caso occorre suturare i margini vaginali ad orletto.

 

 

Irrigazione e lavaggio della cavità addominale (washing peritoneale) che potrà essere inviato all’esame citologico in caso di lesioni sospette.

  Sospensione delle ovaie alla parete addominale se non sono state asportate.

Non suturiamo il peritoneo anteriore.

 Sutura fascia: con filo tipo “Vicryl” o “Vicryl Plus” n. 2, staccati. ad X o Blair-Donati, ben serrati con la tensione giusta in modo da evitare spazi morti ma non eccessivamente stretti per evitare fenomeni necrotici, simmetrici, distanziari di 1 cm, che comprendano la stessa quantità di tessuto e a margini dritti  in modo che i lembi si ritrovino affrontati direttamente.

Il punto ad X è un punto doppio in cui i due fori di entrata sono asimmetrici rispetto a quelli di uscita in modo che il filo forma una X orizzontale.

Non suturare il sottocute può servire ad evitare fenomeni colliquativi

Vicryl (poliglattina 910) è una sutura formata da materiale sintetico, ac. poliglicolico (ac. lattico 10% + ac. glicolico 90%), intrecciato. Mantiene la sutura in tensione stenza alla trazione per circa 3-4 settimane, ed è completamente assorbito mediante idrolisi entro 60 giorni.  E’ impregnato con triclosan, antibatterico ad ampio spettro. Altre suture a base di  acido poliglicolico sono Surgicryl, Biovek, Visorb, Polysorb e Dexon.  Il “Vicryl Plus” è una sutura di nuova concezione in cui, nel processo di polimerizzazione, è stato aggiunto il dodecanolo che permette un aumento della resistenza alla tensione del 25%. L’ulteriore processo di lubrificazione superficiale con stearato di calcio permette un facile passaggio attraverso il tessuto, il confezionamento comodo del nodo ed un agevole affondamento dello stesso.

 

RECUPERO POST-ISTERECTOMIA: il pieno recupero è molto lungo (6-12 mesi) e praticamente indipendente dalla procedura che è stata utilizzata.  Occorre:

  • Evitare i rapporti sessuali per almeno 6 settimane.
  • Evitare sollevamento di oggetti pesanti, piegamenti e sforzi in genere per almeno 4 mesi dopo l’intervento.
  • HRT per le pazienti <50 anni

COMPLICANZE POST-ISTERECTOMIA: L’isterectomia è intervento non scevro di complicazioni (3-43% a seconda dei Centri e del modo di valutare le complicanze stesse):

  •  Mortalità: nell’immediato i rischi maggiori derivano da improvvise emorragie del campo operatorio e dai rischi anestesiologici. A breve termine (entro 40 giorni dall’intervento) la mortalità post-isterectomia presenta una frequenza di 0,8-1‰ ed è legata principalmente ad infezioni, sanguinamento da difettose suture, lesioni di organi addomino-pelvici e ad accidenti tromboembolici. L’ovariectomia bilaterale prima dei 45 anni è associata ad una mortalità da disturbi cardiaci, metabolici, neurologici e mentali cinque volte superiore rispetto alle donne non isterectomizzate.
  • Infezioni: l’isterectomia è classificato come intervento pulito/contaminato e quindi ad elevato rischio di processi infettivi. la preventiva somministrazione di antibiotici attivi contro i più probabili agenti infettivi (Staphylococcus aureus, Stafilococchi
    coagulasi negativi, Enterococchi spp, Escherichia coli, Gram-negativi, Enterococchi, Str. gruppo B,  anaerobi)    trova ampia e motivata giustificazione. Recentemente si è osservato un incremento di patogeni dotati di elevata resistenza agli antibiotici, quali S. aureus Meticillino-resistente (MRSA), e alcuni miceti, in primis Candida albicans. La somministrazione preventiva di antibiotici, insieme ad attenta sterilizzazione del campo operatorio, asepsi delle manovre chirurgiche ed all’abilità dell’operatore. ha di molto ridotto le percentuali di infezioni da intervento chirurgico.Nell’isterectomia è presente una quota importante di microrganismi anaerobi è maggiormente indicata la cefoxitina, cefalosporina di 2a generazione con spettro d’azione che comprende gli stessi microrganismi di quelle di 1a generazione ma con una maggiore attività sui Gram-negativi (Acinetobacter, Citrobacter, Enterobacter, Proteus, Providencia, Serratia, Haemophilus influenzae, non su Pseudomonas aeruginosa) e su alcuni anaerobi (Bacteroides in particolare).  L’utilizzo della cefoxitina è limitato dalla sua emivita breve (meno di 45 minuti).   La dose per profilassi non deve essere inferiore a quella terapeutica, anzi è preferibile che corrisponda alla più alta dose terapeutica media, per assicurare tassi ematici e tissutali superiori alle MIC dei batteri presenti: cefoxitina (2 gr e.v. diluita in 100 cc di soluzione fisiogica).  In presenza di allergia alle Betalattamine possono essere utilizzati, in alternativa: Clindamicina fosfato 600 mg ev, emivita 2-3 ore.  Le raccolte ematiche intra-addominali,  le cistiti e la suppurazione dell’incisione laparotomica sono le evenienze più frequenti. Fattori aggiuntivi di rischio sono il diabete, obesità, malnutrizione, uso di steroidi, fumo, età avanzata, drenaggi chirurgici. Anche la colonizzazione da Stafilococco aureo presente nelle narici del 30% delle persone presenti in sala operatoria e asintomatiche costituisce un notevole fattore di rischio. Le infezioni vanno immediatamente affrontate con terapia antibiotica mirata secondo le linee guida indicate dal Sistema di Sorveglianza Nazionale Statunitense delle Infezioni Nosocomiali (NNIS).
  • Fenomeni trombo-embolici: la trombosi venosa profonda (TVP) e l’embolia polmonare sono rischi che va temuto e prevenuto mediante terapia con eparino-simili (Clexane 2.000-4000 UI/dì) per almeno 15 giorni dopo isterectomia.
  • Sanguinamento intraddominale:  da difettose suture o lacerazioni non diagnosticate di organi addomino-pelvici. A titolo precauzionale è consigliabile lasciare un drenaggio pelvico che fuoriesce dalla sutura vaginale o cutanea.
  • Perdite ematiche vaginali: sono normali fino a 10 giorni dopo l’isterectomia.
  • Ematomi sottofasciali: da sezione di piccoli vasi che passano inosservati durante l’intervento perchè collassati  a causa dell’ipotensione indotta dall’anestesia e che diventano beanti alla ripresa della pressione normale.
  • LAPAROCELE
  •  Abdominal Cutaneous Nerve Entrapment Syndrome (ACNES) descritto da Applegate nel 1973  come dolore cutaneo da intrappolamento delle terminazioni nervose del nervo cutaneo nei processi cicatriziali dei  muscoli retti dell’addome (13).
  • Dolore ai margini laterali della ferita laparotomica: associato all’intrappolamento dei nervi ilio-ipogastrici o ileo-inguinali. Colpisce il 30% circa delle pazienti con incisione trasversale o di Pfannestiel.  Il  dolore è descritto come “pungente”, “urente”, “trafittivo” (14).  L’infiltrazione sottocutanea di anestetico locale permette la risoluzione del dolore per un certo periodo.
  • Stipsi: nei primi giorni post-intervento è utile bere almeno 2 litri di acqua al dì,  utilizzare lassativi ad azione osmotica tipo macrogol che aumentano il contenuto di acqua nelle feci (Paxabel 1-2 bustine al mattino, disciolte in un bicchiere d’acqua), fermenti lattici che aumentano consistenza delle feci e la motilità intestinale (Flortec bustine, Enterogermina flac os) ed evitare latticini che possono favorire la costipazione intestinale.  Un minimo di attività fisica contribuisce ad aumentare la motilità intestinale insieme ad una dieta varia, ricca di frutta e verdure fresche.
  • Diminuzione della libido e dispareunia: la prima è dovuta al calo del testosterone ed anche ad un senso di frustazione per un organo “perduto”. La dispreunia invece è dovuta all’accorciamento della vagina insieme alla diminuita lubrificazione vaginale da ipoestrogenemia.
  • Sindrome post-isterectomia: si instaura in un periodo relativamente breve e può comprendere facile irritabilità, insonnia, stanchezza, cefalea gravativa, vertigini, brividi,  palpitazioni, alopecia e numerose patologie cutanee.  L’eziologia è da attribuire all’improvviso deficit ormonale (non solo estrogeni ma anche testosterone -l’ormone della libido e del benessere-) ed alla diminuzione della sintesi di “ß-endorfine“, ormoni legati alla sensazione di benessere (4).
  • Diminuzione dell’altezza: da attribuire ai fenomeni di osteoporosi, appiattimento dei corpi vertebrali  e alla diminuzione del testosterone.
  • Senescenza ovarica precoce3,7 anni prima rispetto alla media, quando le ovaie sono conservate. L’eziologia è da riferire alla cessazione dell’irrorazione arteriosa ovarica da parte dell’a. tubo-ovarica.   Sorprendentemente, un effetto simile e solo leggermente più debole è stata osservata per l’ablazione endometriale che è spesso considerato come un’alternativa all’isterectomia.
  • Menopausa “chirurgica“:  sindrome climaterica a seguito dell’asportazione di entrambe le ovaie.  L’ovariectomia bilaterale prima dei 45 anni è associata ad una mortalità di cinque volte da disturbi neurologici e mentali.
  • Fistole cisto-vaginale e retto-vaginale: comunicazione anomale fra la vagina e la vescica o il retto. Sono la conseguenza di aderenze post-chirurgiche. Si osservano nello 0.1-0-2% delle isterectomie per via addominale.  La diagnosi è basata sulla perdita di urina per via vaginale e dall’uroTAC. Attualmente il trattamento di fistole di piccole dimensioni prevede inizialmente un approccio di tipo conservativo mediante il mantenimento di un catetere vescicale a dimora per un periodo di 2 mesi  con percentuali di successo del 7-12%. In caso di insuccesso occorre ricorrere all’intervento chirurgico che prevede una via di approccio trans-vaginale, laparotomica o laparoscopica.
  • Lesioni urologiche: il comparire di uno di questi segni o sintomi, nell’immediato postoperatorio di un intervento di istero-annessiectomia, deve spingere immediatamente i sanitari ad ipotizzare una lesione urologica:
    • fuoriuscita di urina all’esterno, attraverso la vagina o  la ferita chirurgica;
    • sintomi legati alla raccolta interna di urina (raccolta liquida addominale-pelvica, febbre, peritonite);
    • sintomi legati alla stenosi dell’uretere (diuresi ridotta, dolore in zona iliaca, febbre, idronefrosi).

PREVENZIONE DELLE LESIONI URETERALI:

  •  cateterizzazione preventiva degli ureteri
  • non applicare legature peduncolari più profonde del necessario
  • non applicare mai pinze emostatiche alla cieca quando si verifica un’emorragia ma tamponare ed identificare esattamente la fonte emorragica
  • palpare l’uretere lungo il fornice vaginale prima di pinzettare e sezionare il lig. cardinale
  • All’apertura del lig. largo visualizzare il decorso dell’uretere prima di sezionare il ligamento stesso
  • Sezionare i lig. utero-sacrali il più vicino alla parete uterina
  • sezionare le arterie uterine il più vicino alla parete uterina e, se possibile visualizzare l’uretere
  • Nella sezione dell’infundibolo pelvico, essendo l’uretere posto medialmente, lateralizzare l’infundibolo il più possibile prima di applicare le pinze e non approfondire la legatura di sicurezza.
Lacerazioni vescicali; vanno riparate mediante intervento di Milicic: suturando a più strati “scivolanti”, senza tensione delle suture e con l’accorgimento di sfasare le linee di sutura sui piani sovrapposti (11) .
Pielonefrite:  La pielonefrite cronica è  una patologia assai subdola, che sovente decorre in forma latente e molto poco appariscente sul piano clinico e laboratoristico, essendo spesso successiva ad un’affezione ostruttiva delle vie urinarie, che agevolando il ristagno di urina, promuovono il virulentarsi dei germi. La suddetta patologia può anche essere preceduta da ripetuti attacchi nel tempo di pielonefrite acuta recidivante, che nel caso di specie non sono stati diagnosticati e quindi non sono stati controllati terapeuticamente, che possono limitarsi a dar segno di sè con febbre a carattere intermittente e vivo dolore alla loggia renale.  L’esame delle urine eseguito dopo l’intervento di laparoisterectomia presenta accentuata alcalinità delle urine stesse (pH 8.5).
Denervazione vescicale:  la lesione del plesso vescicale parasimpatico determina atonia del m. detrusore mentre la lesione del plesso vescicale simpatico non permette il rilasciamento dello sfintere uretrale. Quindi in caso di lacerazione traumatico-compressiva dell’innervazione vescicale osserviamo anzitutto ritenzione urinaria e conseguenzialmente infezioni urinarie e  deterioramento della funzionalità renale e dopo 15 giorni incomincia l’incontinenza urinaria. I nervi si riformano in circa 30 giorni, ma in alcuni casi l’incontinenza urinaria persiste.
Atonia vescicale: è dovuta a trauma compressivo del plesso nervoso vescicale parasimpatico: si presenta con dolore sovrapubico, infezioni delle vie urinarie e febbre. Si verifica frequentemente anche dopo un T.C. particolarmente laborioso. Utile il cateterismo intermittente -preferibilmente con cateteri pre-lubrificati-, l’uso di farmaci parasimpatico-mimetici, tipo betanecol, per stimolare il muscolo detrursore e la iniezione di PGE2 nella cavità vescicale (12).   Quasi sempre si risolve  spontaneamente nel giro di alcuni giorni.
Cistocele: prolasso della vescica all’interno del canale vaginale. Spesso è associato ad incontinenza urinaria da sforzo, sensazione di incompleto svuotamento e disuria da  infezione urinaria.
Vescica iperattiva: somministrare inibitori parasimpatici che agiscono come antispastici urinari: Urispas cpr o, nei casi più gravi, Detrusitol cpr 1 mg, 2 mg, Detrusitol R 2 mg, 4 mg. La prevenzione è effettuata mediante colposospensione ai monconi dei ligamenti di Mackenrodt e/o applicazione intraoperatoria di sling passante sotto il collo vescicale ed ancorata alla fascia dei muscoli retti addominali, TVT, TOT, Bulking therapy.
Aderenze addomino-pelviche – per ridurne il rischio e l’entità è opportuno attenersi alle seguenti precauzioni (19-22): 
  • Assoluto rispetto della corretta tecnica operatoria durante la laparotomia.
  • Emostasi rigorosa.
  • Evitare le manipolazioni e trazioni dei tessuti non necessarie durante l’intervento.
  • Evitare il contatto dell’intestino e delle sierose con il talco dei guanti.
  • Evitare ove possibile i punti di sutura non riassorbili.
  • Evitare la permanenza dei corpi estranei nella cavità addominale.
  • Evitare il disseccamento dei tessuti addominali e l’eccesso di cauterizzazione.
  • Evitare la somministrazione di liquidi di irrigazione surriscaldati.
  • Evitare le raccolte di siero e fibrina nelle cavità.
  • Evitare farmaci ad azione antifibrinolitica.
  • Aumentare le terapie fibrinolitiche.
  • Usare, per i lavaggi addominali, preferibilmente la soluzione Ringer lattato
  • usare barriere di separazione sulle superfici ad alto rischio di formazione di aderenze.

ANNESSIECTOMIA COMPLEMENTARE: PRO e CONTRO:

A) PRO OVARIECTOMIA:

1) Prevenzione del ca. ovarico: Il rischio di sviluppare carcinoma ovarico varia nella popolazione generale dallo 0.2% al 2% (4) ed aumenta con l’età passando da 1.2% all’età di 40 anni fino a 5.8% all’età di 65-70 anni (5,6).

2) «Sindrome dell’ovaio residuo»: caratterizzato da dolore cronico pelvico, massa pelvica e dispareunia. Descritta per la prima volta da Grogan nel 1967 (8).  Frequenza: 2% di tutte le isterectomie ed il rischio è maggiore se l’intervento è eseguito per PID o endometriosi.

3) Maggiore rischio di lesioni ureterali in corso di reinterventi per annessiectomia post-isterectomia.

4) Possibilità di HRT (terapia ormonale sostitutiva): il suo impiego ovvia ai problemi di carenza estrogenica anche se con una certa variabilità di risultati e compliance della paziente.

B) CONTRO:

1)  Deficit da carenza estrogenica: instabilità vasomotoria (vampate di calore, sudorazione notturna, palpitazioni, cefalea), atrofia genito-urinaria, disturbi psicologici, instabilità emotiva, osteoporosi (frattura di anca, frattura di femore), malattia coronarica. 

2) Deficit della sintesi di testosterone difficile da sostituire. Mentre la produzione di estrogeni in menopausa avviene quasi esclusivamente attraverso un meccanismo di aromatizzazione periferica a partire dall’androstendione (A) circolante di origine prevalentemente surrenalica, la produzione di testosterone (T) da parte dello stroma ovarico continua anche in menopausa (4).  Siccome il tessuto stromale aumenta con l’età, aumentano consensualmente la produzione di T e, sia pure in misura molto minore, quella di A che come si è detto prima è prodotto quasi esclusivamente dal surrene. La quota androgenica è verosimilmente importante nel mantenimento della salute della donna anziana e l’ovariectomia profilattica non può quindi essere considerata priva di effetti sfavorevoli neppure nella donna in menopausa. A queste osservazioni i fautori dell’ovariectomia rispondono che la conservazione delle ovaie dopo isterectomia non assicura il loro normale funzionamento come dimostra la comparsa di sintomi menopausali e menopausa precoce fra donne in età fertile sottoposte a isterectomia senza ovariectomia. Ciò sarebbe dovuto al fatto che come diretta conseguenza dell’intervento di isterectomia si ha un’alterazione del flusso ematico nell’ovaio. L’irrorazione dell’ovaio infatti è sostenuta per 1/3 dall’a. ovarica che viene risparmiata e per 2/3 dall’a. utero-ovarica che invece viene legata (9,10). Tale alterazione si verifica anche dopo gli interventi di sterilizzazione tubarica e produce, oltre che una diminuzione della produzione steroidea, anche una diminuzione del rischio di sviluppare carcinoma ovarico (5).

3) Le donne con ovaie in situ vivono più a lungo. 

  CONCLUSIONI SULLA OVARIECTOMIA:

Prevale l’orientamento a conservare le ovaie prima dei 40 anni e ad asportarle in menopausa; molta incertezza per gli anni 40-50.  In quest’ultima situazione acquista molta importanza il computo dei fattori pro/contro e la possibilità di poter effettuare la HRT. Da uno studio degli Ospedali della Lombardia nel periodo 1996-1999 su 56.162 donne si ricava che l’ovariectomia complementare è stata effettuata nel 47.9% dei casi di isterectomia  e nel 59.4% negli interventi addominali e nel 25% degli interventi vaginali (1,2).

  LE ALTERNATIVE TERAUPEUTICHE ALL’ISTERECTOMIA

References:

  1. De Oliveira MA et al, Acta Obstet Gynecol Scand. 2007; 86: 73-80 Gyne2007
  2. Bulfoni G, Ferrari AM, Bulfoni A, Della Torre M, Tuveri LE, Pardi G: L’isterectomia per patologie ginecologiche”. Gynecoaogoi 2002; 3:12-19.
  3. Wilcox LS, Koonjn LM, Pokras R, Strass LT, Xja Z, Peterson HB: “Hysterectomy in the United States, 1988-1990”Obstet Gynecol 1994;83:549.
  4. Judd H.L., Judd G.E., Luca W.E. et al.: “Endocrine function of the post-menopausal ovary: concentration of androgens and estrogens in ovarian and peripheral vein blood”. J. Clin. Endocrinol. Metab. 39:1020-1024,1974.
  5. Jacobs I., Oram D.: Prevention of ovarian cancer: a survey of the practice of prophi-lactic oophorectomy by fellows and members of the Royal College of obstetricians and Gynecologist. Br. J. Obstet. Gynecol. 96:510-551, 1989.
  6. Randall C.L., Hal D.W., Armenia C.S: “Pathology in the reserved ovaries after unilateral oophorectomy”. Am. J. Obstet. Gynecvol. 84:1233-41, 1968.
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 Ringrazio i lettori per la loro cortese attenzione e li prego di voler comunicare le loro osservazioni e consigli su eventuali errori o esposizioni incomplete.

                                                                                                Enzo Volpicelli

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