Gravidanza

Parto precipitoso

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 Ultimo aggiornamento  2019-11-21  13:45:25

Convenzionalmente la durata normale del travaglio di parto è racchiusa in 6-12 ore circa; si definisce parto precipitoso il parto preceduto da un travaglio di durata  <3 ore (velocitàdi dilatazione >5 cm/ora e/o velocità di discesa >5 cm/ora). Il parto precipitoso si osserva con una frequenza media del 10%; con maggior frequenza nelle pazienti con anamnesi positiva di parto precipitoso,  pluripare, peso fetale <3.000 gr.

L’etiologia del parto precipitoso è da ricondurre a incontinenza cervico-istmica ad una particolare elasticità della portio e del canale del parto associata ad un’accentuata eccitabilità del miometrio con o senza aumento della secrezione endogena di ossitocina.

I sintomi sono caratterizzati dalla violenta insorgenza delle contrazioni uterine: la gestante percepisce contrazioni energiche che si succedono a breve intervallo. Terminato rapidamente il periodo dilatante, avviene la rottura delle membrane amnio-coriali e inizia il periodo espulsivo. La brevità del periodo dilatante fa sì che, in certi casi, la gestante sia sorpresa dal periodo espulsivo in condizioni disadatte (per strada, in viaggio) e non possa quindi fruire di opportuna assistenza e terapie.

Il p. precipitoso non deve essere confuso con quello che fa seguito a un “travaglio silenzioso”: in quest’ultimo caso, infatti, il periodo dilatante avviene senza che la partoriente percepisca le contrazioni uterine oppure che essa abbia una soglia del dolore molto alta oppure ancora che la paziente reagisca con molta sopportazione al dolore delle contrazioni uterine ed, in quest’ultimo caso, è l’ostetrico a rimanere sorpreso e impreparato.

Complicazioni:  le più recenti statistiche dimostrano come i pericoli e le complicanze del p. precipitoso siano minori di quanto si pensava un tempo. I maggiori rischi sono legati al periodo espulsivo e sono aggravati dalla possibile mancanza di assistenza medica. In conseguenza della brusca espulsione del feto possono verificarsi lacerazioni vulvari, vaginali e perineali, ematomi, rottura d’utero, emorragia uterina da atonia post-partum, infezioni, embolia da liquido amniotico (AFE, Amniotic Fluid Embolism). Per il feto, i rischi sono rappresentati da traumi cranici, emorragia intracranica, rottura del cordone ombelicale, aspirazione del liquido amniotico, infezioni,

Terapia – Talora il medico non fa in tempo a intervenire, perché al suo arrivo il feto è già venuto alla luce. Quando può provvedere in tempo, egli tenta di sedare le contrazioni dell’utero somministrando tocolitici (isosuprina, solfato di magnesio). Un’efficace protezione del perineo può prevenire gravi lacerazioni ed evitare al feto traumi pericolosi. 

assistenza al neonato:
–  subito dopo la nascita il neonato va velocemente liberato degli eventuali giri di cordone e va asciugato energicamente con dei telini
– il cordone ombelicale, al di fuori di ambiente ospedaliero, sarà reciso solo se è molto corto o se il neonato deve essere portato via o sottoposto a manovre rianimative. Il neonato in un primo momento deve essere tenuto a livello dell’utero finché il cordone ombelicale pulsa per prevenire la perdita di sangue dal neonato alla placenta. Nel frattempo si pulisce il viso del neonato e si aspirano le cavità orale e nasali. Quando terminano le pulsazioni, si clampa il cordone con due pinze e, se possibile, si pone il neonato fra  le braccia della madre e si cercherà di fargli succhiare il seno. Se ciò non fosse possibile, si reciderà il cordone e il bambino sarà preso in braccio da un assistente  con la testa del bambino sostenuta dal palmo della mano e il dorso supportato dall’avambraccio.

– Il clampaggio del cordone e lo strofinio dorsale inducono la respirazione spontanea del neonato. per maggiore stimolazione schiaffeggiare le piante dei piedi. Gli schiaffi sulle natiche possono provocare lividi ed ematomi.

 – Non sospendere mai il bambino per i piedi. Questa azione è pericolosa perchè iperestende la colonna vertebrale del bambino che è stato flessa durante la gestazione. Inoltre, aumenta la pressione endocranica e può causare la rottura di capillariarteriosi endocranici e aumenta il rischio di far cadere il bambino.
– la suzione stimola nella madre la produzione di ossitocina (riflesso di Ferguson) che previene l’atonia uterina post-partum.
– il neonato va tenuto sempre ben coperto da telini asciutti e caldi

– annotazione del punteggio di Apgar, appena possibile

assistenza alla puerpera: 

  • assicurare la paziente in posizione supina se il parto è già avvenuto; supina e leggermente inclinata a sinistra, per evitare la compressione della vena cava (Supine Hypotensive Syndrome), se non ha ancora partorito
  • trasportare la paz.  in ospedale al più presto
  • in caso di espulsione fetale in atto, supportare il perineo con la mano,  con un asciugamano o un panno. Girare la mano con il palmo rivolto testa fetale e le dita rivolte verso il basso e appiattite crenado una pressione costante contro il perineo. Man mano che la testa fetale scivola sotto la sinfisi pubica, la mano non dominante esercita sulla testa fetale una pressione verso il basso contro il perineo. Questo aiuterà a “scorrimento” del perineo sul viso del feto. Se il perineo non è abbastanza flessibile,  quest’azione di pressione costante aiuterà a ridurre al minimo l’entità del lacerazioni soprattutto intorno all’uretra. Evitare una pressione eccessiva sulla testa fetale; non tentare mai di ritardare l’espulsione fetale.
  • Assistere la spontanea rotazione esterna della testa fetale
  • Afferrare la testa fetale e applicare una leggera pressione verso il basso fino a che la spalla anteriore scivola fuori da sotto l’arco pubico
  • Sostenere testa e collo del bambino e sollevarli leggermente verso l’alto per facilitare il rilascio della spalla posteriore.
  • Dopo l’espulsione della spalla posteriore, il corpo del bambino è generalmente espulso rapidamente. Tuttavia, se il bambino è grande, la madre può contribuire all’espulsione del corpo fetale con delle piccole spinte addominali.
  • Assistere al secondamento senza fare trazione sul funicolo. Controllare placenta e mebrane se il secondamento è già già avvenuto.
  • prevenire  l’atonia uterina con massaggio dell’utero con manovra esterna o compressione uterina bimanuale
  • Metilergometrina (Methergyn® fl 0.2 mg) e/o ossitocina (Syntocinon® fl 5 UI) im/ev, sulprostone (Nalador® fl 0.5 mg) endovena/intramurale, Prostaglandine F2-α  (Prostin F2α®) in flebo sono i farmaci abitualmente utilizzati per prevenire e curare l’emorragia da atonia uterina.
  • valutare le condizioni generali della puerpera: PA, FC, parametri biochimici di laboratorio
  • praticare alla puerpera, al più presto possibile,  immunoglobuline antitetano (Immunotetan® fl)

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