Chirurgia, Mammella

Mastopessi (Breast lifting)

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Mastopessi (Breast lifting)

di Tatjana Volpicelli

Il lifting mammario (o mastopessi) è un intervento di chirurgia plastica inteso a correggere i difetti congeniti del capezzolo e della ghiandola mammaria come l’ipoplasia e l’iperplasia, la mammella tuberosa, eccessiva asimmetria delle due mammelle e soprattutto la ptosi e pseudoptosi mammaria. Il breast lift è un intervento sempre più richiesto negli ultimi decenni; secondo l’American Society of Plastic Surgeons il lift mammario ha superato il numero delle inserzioni di protesi in rapporto di 2:1 nell’ultimo ventennio (1-4).

Il breast lift può essere praticata in tutte le donne dopo i 18 anni di età (epoca in cui la crescita mammaria si completa) e preferibilmente in donne che non abbiano gravidanze in programma. 

ANOMALIE DEL CAPEZZOLO: si tratta quasi sempre di anomalie da minus che vanno facilmente trattate con interventi di mastoplastica additiva. attraverso incisioni semplici periareolari  In casi di lieve entità si può ricorrere a semplice liposcultura 

Tipologia mammaria: la forma della mammella è determinata dai lobi ghiandolari e dal tessuto adiposo. In letteratura la forma esterna della mammella è quasi sempre descritta come emisferica o conica  mentre la forma naturale è una cupola, una struttura architettonica poliedrica formata da due poligoni (le basi) posti su due piani paralleli, uno con n lati ed uno con 2n lati, congiunti da una sequenza di triangoli e rettangoli definita da una complessa equazione matematica. Essa è sormontata da una zona pigmentata circolare (areola) con al centro il capezzolo formato da tessuto erettile.  La mammella non possiede una muscolatura propria, tranne le fibre periduttali e il muscolo areolo-mammillare,  e si appoggia sui muscoli pettorali e sul muscolo dentato tramite il legamento  sospensore di Cooper e la fascia superficiale mammaria. Esistono forme e misure relativamente ottimali ma ci sono tipologie ben distinte dipendenti da età, razza e portamento (25-30). 

A) semicircolare: la forma tipica dei seni di giovani tipi donne europee ed asiatiche. La linea orizzontale della parte centrale della mammella misura circa 12 cm mentre la linea verticale misura 11 cm.

B) forma peduncolata, “a goccia”: tipica forma della popolazione femminile africana. Il diametro orizzontale è più stretto rispetto alla linea verticale.  

C) ptosica: seno cadente, la linea verticale è estesa in basso e supera il solco sottomammario.

D) ipertrofica: mammelle di peso >1.000 gr. Nei casi di modesta entità ci si può limitare ad un intervento di microliposuzione mentre nei casi di lieve-media gravità occorre un intervento chirurgico vero e proprio secondo una delle numerose tecniche  di mastopessi riduttiva descritte nell’apposito file. 

E) ipotrofica: mammelle di peso <400 gr. Si avvalgono delle tecniche di mastoplastica additiva o ricostruttiva.

F) tubulare (snoopy breast): a forma affusolata, cilindrica, a tubo; è una malformazione congenita del seno dovuto ad un incompleto sviluppo della ghiandola mammaria durante la pubertà a causa della mancata distensione della fascia superficiale della mammella. E’ interessato un disturbo della deposizione del collagene per cui la fascia superficiale della mammella è iperesistente e non permette alla ghiandola di svilupparsi. Inoltre la porzione di fascia subito sotto l’areola è molto debole. In questo modo si crea una ghiandola di dimensioni ridotte caratterizzata da una base molto stretta con il parenchima erniato nel sacco periareolare che tende alla ptosi. L’areola, sospinta dal tessuto erniario  si ipertrofizza. Il solco sottomammario risulta dislocato più in alto del normale e lo spazio intermammario ((Infra Mammary Fold, IMF) aumentato  a dismisura.

Quasi sempre le donne con questa anomalia non sono in grado di allattare a causa dell’ipoplasia del lobuli secretori.

La MT si ritrova nel 5% della popolazione femminile e può interessare una o entrambe le mammelle. La patologia si accentua di molto dopo una gravidanza.

La deformità della mammella tuberosa è stato descritta per la prima volta  da Rees e Aston nel 1976. In seguito è stato sviluppato un metodo di classificazione in tre gradi; patologia limitata al quadrante infero-mediale (Grado I); nei due quadranti inferiori (Grado II); o che interessa l’intera mammella (Grado III). 

E’ necessario correggere il malposizionamento dei capezzoli, un lifting areolare per ridurne il diametro a dimesioni di circa 4.7 cm e  l’inserimento di una protesi, eventualmente preceduto da espansione tissutale con inflatable implant, per compensare il difetto di volume della ghiandola ipoespansa. Occorre inoltre assicurare una simmetrica fra le due mammelle e riposizionare in basso il solco sottomammario. E’ facile immaginare che quasi sempre è necessario il ricorso a più di una tecnica chirurgica di lifting e mastoplastica additiva molto personalizzate (31-38).

 La ptosi è causata dall’età, eccessivo volume mammario (peso normale 500-750 gr), rapido o eccessivo dimagrimento, gravidanza e allattamento, la cute mammaria perde elasticità e la mammella ed i capezzoli tendono ad abbassarsi (ptosi). I massaggi o gli esercizi per i pettorali non hanno alcun effetto risolutore (5-10).

Il grado di ptosi mammaria è misurato con la scala di Regnault modificata: 

  • I° grado: ptosi lieve – Il capezzolo si trova al di sotto del solco sottomammario , ma rimane trova sopra il polo inferiore della mammella. 
  • II° grado:ptosi moderata – Il capezzolo si trova al di sotto del solco mammario; ancora un po’ di tessuto mammario inferiore pende al di sotto del capezzolo.
  • III° grado: ptosi avanzata – Il capezzolo si trova poco sotto il IMF e al di sotto della stessa mammella.
  • IV° grado: ptosi grave – Il capezzolo è di gran lunga al di sotto sia del solco sottomammario che della mammella.
  • Pseudoptosi – è rappresentata dal cedimento della cute della metà inferiore della mammella; quest’ultima si ritrova dislocata in basso sotto il IMF mentre il capezzolo, pur dislocato in basso, rimane sopra il solco sottomammario. La pseudoptosi è quasi sempre una conseguenza normale del post-partum e soprattutto dell’allattamento (5).  

Per la ptosi mammaria, con la mastopessi si rimuove la cute in eccesso e si riposiziona in alto il corpo mammario e i capezzoli ridando al seno un profilo gradevolmente alto, semicircolare,  “a cono”, a coppa di champagne o a goccia ed una consistenza più elastica del parenchima. Alla mastopessi si può eventualmente associare un intervento di mastoplastica additiva o riduttiva. 

La tecnica chirurgica consiste essenzialmente nell’asportare la cute in eccesso e ricucire (5-20). Le differenze sono essenzialmente nella via di accesso e quindi nel tipo di incisione:

  1. Lift Periareolare:  trattasi di un’incisione circolare, a ciambella (donut) periareolare che rimuove un pezzo di cute a forma di ciambella.  Questa tecnica è utilizzata per riportare il capezzolo in alto (5-7 cm dal solco sottomammario e 23-25 cm dalla fascia sottopettorale) e/o per correggere ptosi o asimmetrie mammarie di lieve entità.  
  2. Lollipop lift (“verticale”): una combinazione di incisione periareolare e una incisione retta che si estende lungo la parte anteriore del seno dal bordo areolare al solco sottomammario. Questo modello di incisione è meno discreto del precedente, è molto utilizzato. 
  3. Lift a “T” rovesciata o ad “ancora”:  aggiunge al modello lollipop un’incisione sottomammaria. Questa tecnica è utilizzata per i casi più gravi.

Utilizzando fili di sutura riassorbibili  intradermici e molto sottili la cicatrice sarà poco visibile e tenderà a scomparire nell’arco di un anno, se la natura dei tessuti è favorevole. Una crema idratante favorisce la cicatrizzazione.  Dopo l’intervento è necessario indossare dal primo giorno un reggiseno speciale solido,  ben aderente, leggermente compressivo, per alcune settimane, notte e giorno, ed astenersi da attività sportive o faticose per circa sei settimane. Gli effetti benefici dell’intervento possono durare anche molti anni purchè non si affrontino nuove gravidanze o allattamenti

L’intervento è praticato in anestesia generale, dura circa 2 ore e la paziente può tornare a casa la sera dell’intervento o il giorno dopo. La  normale attività lavorativa può essere ripresa dopo 7-8 giorni.

Complicanze: come ogni intervento chirurgico, la correzione di ptosi mammaria può avere alcune complicazioni rare, come infezioni, ematomi o sanguinamento. Nel caso di ptosi mammaria importante, ci possono essere deiscenza della cicatrice, necrosi cutanea  areolare, cheloidi. 

Frequentemente c’è un’alterazione della sensibilità del capezzolo e dell’areola. Questi  cambiamenti nella sensibilità spesso migliorano spontaneamente dopo pochi mesi (20-25).

Dr. Tatjana Volpicelli

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