Endocrinologia

Insulino-resistenza

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L’insulino-resistenza è un difetto metabolico essenzialmente dovuto a diminuita sensibilità dei tessuti ed organi target all’azione dell’insulina.  

Eziologia – Le cause dell’insulino-resistenza sono diverse, ma derivano da una combinazione di iperglicemia-iperinsulinemia, predisposizione familiare,  alimentazione scorretta e sedentarietà.

Fisiopatologia – I meccanismi di insulino-resistenza consistono in alterazione del binding tra insulina e recettore e/o alterazioni nella trasmissione del messaggio all’interno della cellula.

La funzione principale dell’insulina è quella di consentire il passaggio del glucosio dal sangue alle cellule bersaglio. Per esplicare tale azione l’insulina deve legarsi ai propri specifici recettori. Il legame recettori-insulina induce l’esocitosi dei trasportatori di glucosio (GLUT) che dal citosol si affacciano sulla membrana cellulare, inglobano le molecole di glucosio e lo trasportano all’interno del citoplasma (“trasporto attivo”).  l’insulino-resistenza è determinata dalle alterazioni di questi 4 meccanismi di inglobazione cellulare del glucosio.

 

Non tutte le cellule corporee necessitano di insulina e GLUT per assorbire il glucosio; per esempio cuore e cervello sono provviste di “diffusione facilitata”. Per molti altri tessuti l’ormone è essenziale per l’uptake del glucosio e vengono definiti “insulino-dipendenti”. Tra questi ultimi ricordiamo il tessuto muscolare, il tessuto adiposo e il fegato, che da soli rappresentano circa il 60% della massa corporea.

Il tessuto muscolare rappresenta la sede più importante dell’insulino-resistenza periferica; tuttavia durante l’attività fisica questo tessuto perde la sua dipendenza dall’insulina ed il glucosio riesce ad entrare nelle cellule muscolari anche in presenza di attività insulinica particolarmente bassa acquisendo la cosiddetta “diffusione facilitata” .

In risposta all’insulino-resistenza, l’organismo mette in atto un meccanismo compensatorio basato sull’aumentata secrezione di insulina. L’iperinsulinemia compensatoria nelle fasi iniziali è in grado di mantenere la glicemia a livelli normali ma perdurando lo stato di resistenza, le cellule ß pancreatiche non riescono più a sintetizzare ulteriori quantità di insulina e vanno incontro ad   esaurimento funzionale con ipoinsulinemia finale e diabete tipo II.

Inoltre lo stato di iperinsulinemia compensatoria produce notevoli alterazioni metaboliche ed endocrine a livello sistemico.    

In sintesi l’insulino-resistenza determina:

  •  aumento dell’idrolisi dei trigliceridi a livello del tessuto adiposo, con aumento degli acidi grassi liberi (NEFA, Not Esterified Fatty Acids ) nel plasma (v.n. 11-23 mg/dl);
  •  una diminuzione dell’uptake di glucosio a livello muscolare, con conseguente diminuzione dei depositi di glicogeno;
  • neoglucogenesi epatica aumentata in risposta all’aumentata concentrazione degli acidi grassi (NEFA) nel sangue 
  • iperinsulinemia compensatoria: induce alterazioni endocrino-metaboliche,  deprime l’espressione dei recettori insulinici e nel lungo periodo conduce le ß-cellule ad esaurimento funzionale come già detto.
  • Diabete mellito di tipo II: è il risultato finale dell’IR.


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