Anatomia

Peritoneo

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Ultimo aggiornamento 2021-04-14  14:02:16

Il peritoneo, dal greco περί (intorno) e τονείος (ricoperto), è la più vasta (1.700 cm2) e complessa tunica sierosa, di derivazione mesodermica, che circonda la cavità addominale e copre gran parte dei visceri addominali. Esiste una continuità fra il peritoneo che fodera la parete addominale e il peritoneo viscerale che copre i visceri. Istologicamente il peritoneo è formato dai due strati: tunica sierosa e tunica sottosierosa separati da un sottile spazio occupato da liquido e rari adipociti. La tunica sierosa è formata da mesotelio, epitelio pavimentoso semplice costituito da un singolo strato di cellule poligonali ap­piattite, del diametro variabile da 20 a 30 µm. Al microscopio ottico, la parte superficiale delle cellule mesoteliali ha aspetto omogeneo, mentre quella più profonda, che contiene il nu­cleo, è circondata da un sottile orletto citopla­smatico.
Al microscopio elettronico, le cellule mesoteliali presentano vescicole di pinocitosi in vicinanza della superficie sierosa, mentre il ri­manente citoplasma appare povero di organelli.
Le cellule mesoteliali sono dotate di un certo grado di plasticità, ben evidente nelle porzioni di peritoneo che rivestono organi distensibili quali stomaco o vescica.
La notevole vascolarizzazione sanguigna e linfatica della sierosa peritoneale può di per sé spiegare la ricchezza in macrofagi del fluido pe­ritoneale e l’attivazione fibroblastica che si ri­scontrano, per esempio, nel caso di processi infiammatori e che porta alla formazione di ade­renze tra visceri o tra visceri e parete.
La lamina propria della sierosa è costituita da tessuto connettivo lasso con sostanza fonda­mentale omogenea in cui sono disperse fibre elastiche disposte a rete, fasci di fibre collagene con decorso parallelo alla superficie peritoneale e cellule connettivali mobili o fisse. Le fibre ela­stiche, in particolare, si organizzano in due reti: una a maglie più strette e sottili posta a ridosso della faccia basale del mesotelio e l’altra, più profonda, a maglie più grossolane.
La tela sottosierosa non è sempre presente, mancando a livello del fegato, della milza, dell’u­tero. Il tessuto connettivo che la costituisce è las­so e si presenta ricco in fibre elastiche. Le cellule del connettivo sottosieroso costituiscono una popolazione mista in cui sono specialmente rappre­sentati macrofagi, linfociti e, in alcune zone, an­che cellule adipose. I linfociti e i macrofagi, raggruppandosi in sporadici aggregati, possono co­stituire formazioni macroscopicamente evidenti nella tela sottosierosa (denominate macchie lattee).

La parete posteriore addominale è costituita dai corpi vertebrali mediamente e dai muscoli psoas e quadrato dei lombi lateralmente.

Formazioni peritoneali: il peritoneo ricoprendo i visceri addominali dà origine a diverse formazioni che suddividono la cavità stessa in logge, spazi e recessi ed inoltre suddivide la cavità addominale in una porzione superiore o spazio sopramesocolico  (sopra il colon trasverso) che contiene stomaco, fegato e milza ed una porzione inferiore o spazio sottomesocolico. che contiene l’intestino tenue e l’intestino crasso. Lo spazio sopramesocolico è detto anche retrocavità degli epiploon e comunica con lo spazio sottomesocolico attrraverso il forame eiploico di Winslow situato inferiormente al fegato.   Il peritoneo parietale posteriore inoltre delimita gli organi retroperitoneali o sottoperitoneali appartenenti principalmente all’apparato urinario, alle grosse formazioni vascolari e nervose.

a) Foglietto o lamina peritoneale: è una porzione semplice di  peritoneo.

b) Meso: plicatura peritoneale che avvolge i fasci vascolo-nervosi viscerali di un organo.

  1. Il mesentere: è la plicatura principale dell’apparato intestinale, accoglie l’a. mesenterica superiore che provvede all’irrorazione principale dell’intestino. Si dispiega a ventaglio partendo dalla flessura duodeno-digiunale si dirige obliquamente in basso e a destra e, dopo 20 cm circa, si attacca all’intestino tenue che  segue per tutta la sua lunghezza (6 mt circa) e termina sull’articolazione sacro-iliaca destra.
  2. Il mesocolon trasverso: è un’ampia piega che unisce il colon trasverso alla parete posteriore dell’addome, grosso modo all’altezza del pancreas,tra i margini laterali dei due reni. Ai due lati si riflette nelle pieghe addossate al colon ascendente e discendente. La lamina superiore  si fonde con con il grande omento. Il mesocolon trasverso divide la cavità peritoneale in sopra e sottomesocolica.
  3. Mesocolon ileo-pelvico: detto anche mesosigma, individua la divisione tra spazio sottomesocolico e pelvi. La lamina superiore arriva dalla lamina sinistra del mesentere, circonda il sigma e si riflette poi a costituire la lamina sinistra del mesosigma, per scendere nella pelvi.
  4. Mesoretto: nelle cui lamine decorrono vasi e nervi per la porzione superiore del retto.
  5. Mesosigma:  ha forma di V rovesciata, il cui apice, detto recesso intersigmoideo, si colloca in prossimità dell’uretere di sinistra, nel punto in cui questo scende nella pelvi. Il braccio sinistro, inizia sul margine interno del m. grande psoas di sinistra, segue i vasi iliaci esterni, scavalcando quindi i vasi genitali e l’uretere sinistro; il braccio destro scende verso il promontorio sacrale per poi dirigersi verticalmente fino alla parte inferiore del corpo della IIIa vertebra sacrale.
  6. Mesosalpinge:  circonda la salpinge fino a livello del padiglione della tuba.  Posteriormente il mesosalpinge si prolunga fino  al margine anteriore dell’ovaio dove costituisce il mesoovario o ilo ovarico  che continua sulle due facce dell’organo, interrompendosi lungo una linea detta di Farre-Waldeyer dove si continua nell’epitelio ovarico; inferiormente si fonde con il lig. largo o mesometrio. Il mesosalpinge consente una discreta mobilità tubarica necessaria durante le fasi della gravidanza.

 

MESOSALPINGE

c) Epiploon:  si forma dall’unione dei due foglietti peritoneali che hanno rivestito un organo e passano a rivestirne un altro.  I più vasti fra gli epiploon sono il grande ed il piccolo omento. Il grande omento, o grande epiploon, costituisce una sorta di grembiule (grembiule omentale) che si diparte dallo stomaco e va a ricoprire le anse intestinali fino all’intestino tenue. E’ formato da una pagina anteriore e una posteriore. In corrispondenza della grande curvatura dello stomaco, i due foglietti peritoneali anteriore e posteriore (che costituiscono il peritoneo viscerale dello stomaco) si addossano, andando a formare il ligamento gastro-colico, che assieme al ligamento duodeno-colico (formatosi in maniera analoga sulla prima porzione del duodeno) forma la pagina anteriore del grande omento, la quale scende sulle anse dell’intestino tenue fino ad un livello variabile, per poi ripiegarsi posteriormente e verso l’alto, pagina posteriore del grande omento,  fino al margine anteriore del colon trasverso dove si mette in rapporto e si fonde con il foglietto peritoneale superiore del mesocolon trasverso. Il grande omento non sembra svolgere particolari funzioni: costituisce uno dei maggiori depositi di grasso  contribuendo a formare la caratteristica forma globosa addominale delle donne obese. Il piccolo omento (o piccolo epiploon) si estende dalla faccia inferiore del fegato alla faccia superiore del duodeno (lig. epato-duodenale) e alla piccola curvatura dello stomaco (lig. epato-gastrico). Al suo interno, a 5-6 cm dalla linea mediana sulla parete destra dell’addome, si osserva il forame epiploico o forame di Winslow, un foro che mette in comunicazione la borsa omentale con la grande cavità peritoneale. Largo 2-3 cm, ma talvolta ridotto ad una fessura, il forame epiploico è delimitato anteriormente, posteriormente, superiormente e inferiormente da diverse parti del legamento epato-duodenale nel quale decorrono a. epatica, coledoco e vena porta (peduncolo epatico).

d) Ligamenti: pieghe peritoneali quasi sempre privi di peduncoli vascolari essenziali, con funzioni di collegamento fra organi viciniori e viscero-parietali con funzioni di fissazione e sostegno. 


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