Ultimo aggiornamento: 19/09/2026
Le troponine sono enzimi contenuti all’interno dei muscoli scheletrici e delle fibre muscolari cardiache.
La funzione principale della troponina è regolare la contrazione muscolare. Legandosi al calcio, la troponina consente l’interazione fra actina e miosina e quindi la contrazione muscolare.
Il complesso delle troponine è costituito da tre subunità:
- TnC (Troponina C);
- TnT (Troponina T);
- TnI (Troponina I).
Mentre la troponina TnC è espressa sia dal muscolo cardiaco che da quello scheletrico, la TnT e la Tnl sono troponine specifiche dei cardiomiociti e vengono rilasciate nel sangue solo in seguito a determinati danni (es. infarto miocardico acuto (IMA), ischemia, processi infiammatori, esposizione a tossici o traumi).
Attualmente la troponina è considerata un indicatore diagnostico chiave di un danno o ischemia cardiaca e costituisce la base per la diagnosi delle sindromi coronariche acute (angina instabile e infarti non STEMI [NSTEMI] o STEMI). Quando un paziente ha dolore ischemico con troponine negative è considerato affetto da angina instabile, mentre lo stesso paziente con dolore toracico e troponine positive denota NSTEMI o STEMI.
Quest’esame può essere prescritto insieme ad altri biomarcatori cardiaci (come CK-MB e mioglobina) ed all’elettrocardiogramma.
I valori di riferimento della troponina cardiaca sono pressoché vicini allo zero:
- Troponina T: 0,2 mg/l;
- Troponina I: 0,1 mg/l.
La variazione del livello di troponina nel tempo (cioè la traiettoria del cambiamento) aiuta anche a identificare i tempi di insorgenza dell’ischemia. Una traiettoria ascendente suggerisce un infarto in corso, mentre una traiettoria discendente è più spesso associata ad un infarto completato o ad un periodo di recupero. Le troponine iniziano ad aumentare nel siero dopo poche ore da un danno cardiaco (la TnI può infatti essere aumentata già dopo appena 10 minuti dalla comparsa dei sintomi, mentre la TnT può essere riscontrata aumentata nel sangue dopo circa due ore), raggiungono valori massimi verso la diciottesima ora dall’insorgenza del dolore e rimangono elevatefino a circa 14 giorni dopo l’infarto.
Una differenza significativa tra il valore iniziale e quello successivo (delta-Tn) è maggiormente indicativa di un danno miocardico acuto; vi è ormai un ampio accordo in letteratura che tre ore sono generalmente sufficienti ma nel caso di situazioni incerte (paziente con quadro clinico ad alto rischio ma dosaggi negativi), è utile ripetere il prelievo a 6 ore. Basarsi unicamente sul delta-Tn può condurre all’errata classificazione di pazienti con IMA, spesso con presentazione tardiva, che trovandosi in prossimità del “picco” di rilascio plasmatico del marcatore, presentano variazioni solo modeste della sua concentrazione. Per questo, l’andamento “crescente/decrescente” non è ritenuto essenziale se il paziente si presenta oltre le 24 ore dall’inizio dei disturbi.
Invece valori stabilmente elevati sono più verosimilmente correlati a un danno cronico (per esempio cardiopatia ischemica cronica, scompenso cardiaco cronico, ipertrofia ventricolare sinistra, patologie infiltrative del miocardio, insufficienza renale in fase avanzata, dissezione aortica, ictus, ipertensione arteriosa, embolia polmonare, insufficienza respiratoria, crisi epilettiche, sforzi fisici particolarmente intensi.
Secondo alcuni studi il valore della troponina è predittivo prognostico di patologia ischemica cardiaca anche in assenza di segni e sintomi; potrebbe diventare il terzo marcatore del rischio cardiaco insieme a colesterolo e pressione arteriosa.
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Livelli ematici alti di troponina sono, generalmente, il principale indicatore di un danno a carico del miocardio. Se oltre ad essere elevati, i livelli di troponina risultano progressivamente aumentati con i test effettuati in serie, è altamente probabile che il paziente abbia un infarto. L’incremento dei livelli di troponina avviene nelle prime tre o quattro ore di distanza dal danno. Dopodiché la concentrazione si stabilizza e rimane tale per circa un paio di settimane. Concentrazioni ematiche di troponina elevate in pazienti che soffrono di angina, invece, possono indicare un peggioramento della malattia e, di conseguenza, una probabilità più alta di avere un infarto.
La diagnosi di infarto, in ogni caso, va corroborata dai risultati di esami strumentali come l’elettrocardiogramma (Ecg).
Altre condizioni patologiche che possono comportare un aumento dei livelli di troponina nel sangue sono:
- infiammazione cardiaca (miocardite)
- cardiomiopatie
- scompenso cardiaco congestizio
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