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Sotto l’azione della CCK e del nervo vago la colecisti si contrae e riversa la bile nel dotto cistico che confluendo con l’epatico comune forma il coledoco che a sua volta si unisce al dotto pancreatico di Wirsung formando l’ampolla di Vater e quindi sbocca nel duodeno attraverso la papilla duodenale maggiore. La papilla maggiore è chiusa da uno strato muscolare circolare detto sfintere di Oddi. Contemporaneamente alla contrazione della cistifellea, lo sfintere di Oddi si dilata permettendo il passaggio di bile in duodeno. Questo anello muscolare, contratto durante il digiuno e rilassato durante la fase intestinale della digestione, impedisce il reflusso del contenuto enterico nei dotti biliari; inoltre, in condizioni di digiuno, oppone resistenza al passaggio della bile che, non potendosi riversare nel duodeno, percorre il dotto cistico e si riversa nella cistifellea. 
La bile è una soluzione acquosa elettrolitica isotonica di colore giallo-verdastro prodotta dal fegato e immagazzinata e concentrata nella cistifellea. La bile colecistica è fino a 5 volte più concentrata rispetto a quella epatica. Tale concentrazione avviene attraverso l’assorbimento di acqua ed elettroliti, conservando però le sostanze originali. Dalla colecisti la bile viene riversata nel duodeno sotto lo stimolo della colecistochinina (CCK), prodotto dalla mucosa del duodeno in risposta al passaggio del contenuto gastrico (chimo), soprattutto se ricco di grassi. La CCK espleta una triplice azione: induce un aumento della secrezione biliare (azione coleretica); stimola la contrazione della colecisti (azione colagoga); favorisce il rilasciamento dello sfintere di Oddi, permettendo così il deflusso della bile nel duodeno. Un altro ormone, chiamato secretina, ha invece la capacità di aumentare il flusso biliare (proprietà coleretiche) stimola le cellule duttali epatiche e pancreatiche a secernere bicarbonati e acqua in modo da espandere il volume della bile. Altri ormoni, come il peptide vasoattivo intestinale (VIP), il glucagone e la somatostatina, favoriscono il rilasciamento della colecisti e ne inibiscono la contrazione.
Sotto l’azione della CCK e del nervo vago la colecisti si contrae e riversa la bile nel dotto cistico che confluendo con l’epatico comune forma il coledoco che a sua volta si unisce al dotto pancreatico di Wirsung formando l’ampolla di Vater e quindi sbocca nel duodeno attraverso la papilla duodenale maggiore. La papilla maggiore è chiusa da uno strato muscolare circolare detto sfintere di Oddi. Contemporaneamente alla contrazione della cistifellea, lo sfintere di Oddi si dilata permettendo il passaggio di bile in duodeno. Questo anello muscolare, contratto durante il digiuno e rilassato durante la fase intestinale della digestione, impedisce il reflusso del contenuto enterico nei dotti biliari; inoltre, in condizioni di digiuno, oppone resistenza al passaggio della bile che, non potendosi riversare nel duodeno, percorre il dotto cistico e si riversa nella cistifellea. 
Funzioni della bile
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- Digestione dei grassi: La bile contiene sali biliari che aiutano a emulsionare i grassi con il siero acquoso, trasformandoli in goccioline più piccole (micelle) e più facili da digerire e assorbire. I sali biliari sono in grado, infatti, di ridurre la coesione dei trigliceridi, emulsionando i grassi in micelle, che aumentano la superficie dei grassi esposta alle lipasi pancreatiche.
- Assorbimento delle vitamine liposolubili: la bile favorisce l’assorbimento delle vitamine liposolubili (A, D, E, K).
- Eliminazione dei rifiuti: eliminazione di endobiotici e xenobiotici tossici, prodotti derivanti dalla degradazione dell’emoglobina (bilirubina), tossine prodotte dai batteri, diversi mediatori infiammatori e metaboliti dei farmaci.
- Alcalinizzazione del chimo gastrico acido: poiché ha un pH alcalino (7,2), la bile gioca un ruolo vitale anche nel neutralizzare l’acidità del chimo pervenuto dallo stomaco nel duodeno.
- Funzione immunitaria: i sali biliari hanno un’azione battericida che distrugge la maggior parte dei microrganismi patogeni presenti nel cibo ingerito. Inoltre, contribuiscono all’equilibrio della flora batterica intestinale.
Composizione: È composta principalmente da acqua (95%) e il 5% dai soluti. I soluti sono composti da acidi biliari (67%), fosfolipidi (22%), proteine (4,5%), colesterolo (4%) e bilirubina (0,3%). Sono inoltre presenti carboidrati, elettroliti, oligoelementi e vitamine. Circola nell’organo attraverso piccolissimi canali che defluiscono via via in dotti biliari sempre più grandi. Lungo questo percorso le cellule epiteliali dei dotti la modificano e la arricchiscono di bicarbonato e di acqua.
- Acqua – costituisce il 95% del volume totale della bile; il restante 5% è costituto da sostanze disciolte in essa.
- Acidi biliari – gli acidi biliari primari, acido colico e chenodesossicolico in un rapporto di 1:1, rappresentano circa il 50% di tutti gli acidi biliari. Seguono gli acidi biliari secondari, acido desossicolico e litocolico, nonché gli acidi ursodesossicolico e solfolitocolico in ordine decrescente. Nella struttura chimica, gli acidi biliari appartengono al gruppo degli steroidi e sono derivati dell’acido colanico. Gli acidi biliari sono il prodotto metabolico finale del colesterolo e una delle vie più importanti per la sua eliminazione dall’organismo. La sintesi degli acidi biliari avviene attraverso due vie: la via classica (neutra) o la via alternativa (acida). Il fegato è l’unico organo che possiede tutti i 14 enzimi necessari per la sintesi de novo di due acidi biliari primari nell’uomo, l’acido colico (CA; acido 3α, 7α, 12α-triidrossi-colanico) e l’acido chenodesossicolico (CDCA; acido 3α, 7α-diidrossi-colanico). I sali biliari sono composti dalla coniugazione degli acidi biliari con gli aminoacidi glicina e taurina, prodotti nel fegato dal colesterolo, oppure con con sodio (Na+) e potassio (𝐾+). La maggior parte di questi sali (90% circa) viene riassorbita e ritorna al fegato attraverso il circolo portale, per poi essere nuovamente secreta nei succhi biliari.
- Lipidi – Tra i lipidi biliari, i principali componenti sono i fosfolipidi, il colesterolo e i suoi esteri, i grassi neutri e gli acidi grassi. Le lecitine (fosfatidilcoline, PC) sono i principali rappresentanti dei fosfolipidi biliari.
- Proteine – La maggior parte delle proteine biliari è costituita da globuline, mentre la parte minore è costituita da albumina.
- Colesterolo: Viene prodotto nel fegato e riassorbito in parte. La produzione degli acidi biliari costituisce la via più importante per lo smaltimento del colesterolo in eccesso, sia di quello prodotto dall’organismo, sia di quello introdotto con la dieta. Il colesterolo, come tutti i grassi, non si scioglie nell’acqua e tende a precipitare in microcristalli (calcoli). Tale evenienza viene scongiurata dalla presenza di sali biliari e fosfolipidi (lecitine) che, incorporandolo in micelle, ne impediscono la cristallizzazione. Ma se la bile è sovrasatura di colesterolo, il rischio di formazione di calcoli è comunque elevata.
- Bilirubina – È il principale pigmento biliare, conferisce alla bile il suo colore caratteristico. L’emoglobina proviene dai globuli rossi invecchiati i quali, dopo il normale ciclo vitale di 120 giorni, vengono distrutti nel sistema reticolo-endoteliale. L’emoglobina viene così convertita in bilirubina ed immessa in circolo legata all’albumina. Questa forma, definita bilirubina non coniugata, non può superare il filtro renale e non è presente nelle urine. Circa il 20% della bilirubina deriva dalla distruzione di globuli rossi immaturi (emolisi). Una volta immessa in circolo, la bilirubina viene captata dagli epatociti, tramite il legame con proteine situate sulla loro membrana cellulare e chiamate ligandine. Dopo che è stata introdotta nell’epatocita, la bilirubina viene legata, o coniugata, con l’acido glicuronico. Questo processo metabolico, detto glicuronazione, si rende necessario perché la bilirubina non coniugata non è solubile nell’acqua e, pertanto, non potrebbe essere escreta con la bile. Completata la glicuronazione, la bilirubina coniugata, o diretta, viene escreta nei canalicoli biliari con i quali l’epatocita è a contatto e passa nell’intestino. Essendo una struttura polare, cioè solubile in acqua, non viene riassorbita dalla mucosa intestinale: ciò ne consente l’eliminazione con le feci, della cui colorazione è responsabile. La flora batterica intestinale ne modifica la struttura con formazione di urobilinogeno che, al contrario della bilirubina coniugata, viene riassorbito dalla parete intestinale e, attraverso la vena porta, torna al fegato (circolo entero-epatico). Dal fegato l’urobilinogeno viene in parte riescreto nella bile, in parte reimmesso in circolo e, pertanto, passa nelle urine attraverso il filtro renale.
- Elettroliti – Il contenuto di elettroliti nella bile è simile a quello del plasma. I principali cationi sono sodio, potassio e calcio; gli anioni sono rappresentati da cloruro e bicarbonato. La bile contiene una considerevole quantità di fosforo, magnesio, iodio, ferro e rame.
Produzione: La bile è secreta principalmente dagli epatociti che contengono trasportatori nella loro membrana plasmatica basale (a contatto con i sinusoidi epatici) e apicale (bile canalicolare) e successivamente trasportata ai dotti biliari intraepatici, dove viene modificata dai colangiociti (bile duttale) per l’aggiunta di acqua e bicarbonati che diluisce e aumenta l’alcalinità del liquido.
Gli epatociti sono le principali cellule epiteliali del fegato e sono cellule polarizzate, ovvero presentano differenze tra le regioni che si affacciano sui canalicoli biliari (regioni apicali) e quelle vicine ai sinusoidi. Tra le regioni apicale degli epatociti sono presenti giunzioni strette che sigillano e mantengono l’integrità dei canalicoli biliari.

La conversione epatica del colesterolo in acido biliare bilancia l’escrezione fecale degli acidi biliari e questo processo rappresenta una via importante per l’eliminazione del colesterolo dall’organismo.
La quantità media di bile prodotta in 24 ore è di circa 600 ml. Aumenta in seguito all’ingestione di alimenti ricchi di grassi, varia con la frequenza e consistenza dei pasti, con il ritmo circadiano (è maggiore di notte rispetto al giorno) e in conseguenza dell’assunzione di alcuni farmaci.
ITTERO – in condizioni normali, la bile non circola nel sangue, ma viene eliminata attraverso le feci. Se c’è un’ostruzione nei dotti biliari, la bilirubina non può essere eliminata e si accumula nel sangue, causando l’ittero. Questa condizione può essere causata da calcoli biliari, tumori, infiammazioni o altre malattie epatiche.
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