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Endocrinologia, Gravidanza

HPL (Human Placental Lactogen)

HPL (Human Placental Lactogen): ormone glicoproteico, descritto per la prima volta nel 1963, e chiamato somatomammotropina corionica (HCS), composto da 191 aminoacidi, prodotto quasi esclusivamente dal sincizio-trofoblasto. HPL geneticamente apppartiene ad una ristretta famiglia di ormoni polipeptici omologhi, (hanno un’omologia di sequenza aminoacidica dell’85% mentre i corrispondenti RNA messaggeri mostrano omologia di sequenza nucleotidica >90%), che include   l’ormone della crescita (GH) e la prolattina. prodotti questi due ultimi, dall’adenoipofisi (1-4).  Oltre ad avere geni in comune, questi  tre ormoni hanno in comune il precursore. Il locus genico per la sintesi dell’HPL è localizzato sul braccio q (braccio lungo) del cromosoma 17 rispettivamente nella regione 17q22-24q. Il numero di alterazioni di tali geni si riflettono sul deficit della produzione di HPL (5-7).  Oltre che dall’integrità genica, la quantità di HPL prodotta è correlata alla massa di trofoblasto attivo, sede di sintesi dell’HPL, e all’irrorazione ottimale della placenta (8-10).   

L’HPL esercita un importante ruolo nel metabolismo glicidico, lipidico e proteico materno e fetale: stimola la sintesi di glicogeno, il trasporto di aminoacidi, la sintesi di DNA, la produzione di insulin-like growth factor (IGF) nei tessuti fetali e quindi è direttamente interessato nella crescita fetaleA digiuno esplica un effetto diabetogeno (neo-glucogenesi) ed esalta la lipolisi. Dopo i pasti esalta l’azione dell’insulina e inibisce la lipolisi e la neoglucogenesi. Queste azioni combinate permettono di aumentare la disponibilità dei glicidi per le esigenze del feto sia aumentandone la concentrazione e l’assimilabilità in caso di abbondanza sia creando la disponibilità di acidi grassi che vengono utilizzati dalla madre come fonte di energia risparmiando il consumo dei glicidi che restano a disposizione del feto (11-16).

L’HPL è dotato anche di azione anabolizzante favorendo la sintesi proteica come il GH ma in misura 100 volte inferiore. Stimola lo sviluppo e la crescita del tessuto mammario.

In gravidanza induce la proliferazione differenziazione delle cellule della ghiandola mammaria (11-14). Studi recenti hanno dimostrato che l’HPL, pur essendo importante, non è indispensabile per il proseguimento della gravidanza, come dimostrato in casi di delezione genica (15). L’ormone lattogeno placentare si lega al recettore del GH e/o della PRL, ma sembra, inoltre, legare un suo specifico recettore (16-19).

È rilevabile nel sangue materno dalla 6a settimana di gravidanza; trascurabili sono  le concentrazioni nel sangue fetale, nelle urine materne e nel liquido amniotico. La concentrazione sierica materna aumenta in correlazione all’età gestazionale raggiungendo i massimi livelli  a termine di gravidanza (5–7 µg/ml) ed è correlato all’aumento di peso della placenta (17). La concentrazione di HPL decade molto velocemente dopo il parto. Livelli alti di HPL si possono riscontrare nel caso di diabete mellito, eritroblastosi (30), gravidanze gemellari.

Il dosaggio seriale, e non il dato singolo,  dell’HPL a termine di gravidanza permette di monitorare il benessere feto-placentare. in associazione al monitoraggio ecografico e cardiotocografico. Una produzione di HPL <10% prevede una prognosi fetale infausta (“Fetal Danger Zone” di Spellancy) (18-21).  Essendo l’emivita dell’HPL di soli 15 minuti, le sue variazioni esprimono immediatamente situazioni placentari di emergenza, anche in assenza di evidenza clinica,  e perciò attualmente si dà scarsa importanza ad un unico valore in assoluto dell’HPL mentre il suo monitoraggio seriale può ancora essere di aiuto in casi sospetti e non ben definiti da altre indagini (22,26). L’HPL non presenza variazioni nicturali nè in rapporto a sonno/veglia, nè in rapporto con le contrazioni uterine (27-30).

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Endocrinologia, Sessualità

Peptide Vasoattivo Intestinale (VIP)

Il Peptide Vasoattivo Intestinale (VIP, Vasoactive Intestinal Peptide), è un enterormone, costituito da 28 aminoacidi, isolato nel 1970 da Said e Mutt   per estrazione dal duodeno di maiale. E’   secreto principalmente nell’intestino e pancreas  ma anche in altri tessuti come le cellule nervose e gli assoni neuronali, tiroide, midollare del surrene, cuore, ipotalamo, circolo portale ed adenoipofisi. Il gene codificante la sintesi di questo peptide risiede sul cromosoma 6q24 (1-3,51-57). I valori sierici di VIP >75 pg/ml indicano la presenza di un tumore entero-pancreatico che causa ipersecrezione di VIP; valori >200 pg/ml invece sono suggestivi di tumori VIP secernenti  chiamati VIPoma o Apudomi. Questi tumori sono maligni nell’80% dei casi e quasi sempre la diagnosi è quasi sempre tardiva quando ormai si sono creati focolai diffusi di metastasi. (41-47).

Il VIP, rilasciato dalle terminazioni nervose, agisce localmente legandosi a specifici recettori cellulari: 2GPCR (VPAC1 e VPAC2). L’attivazione di questi recettori induce aumento della concentrazione di Ca++ intracellulare, stimolazione dell’adenilciclasi e aumento della sintesi di c-AMP (4-7).

Il VIP è il peptide che più frequentemente si riscontra nel cervello − soprattutto nella corteccia cerebrale, nel lobo frontale e nell’ipotalamo − e per questo a volte ascritto alla classe dei neurotrasmettitori peptidici. Nella regione dei nuclei soprachiasmatici (SCN) cerebrali svolgono un ruolo di modulazione sul “pacemaker circadiano primario”  localizzato nella regione.

A livello ipotalamico, largamente presente nelle terminazioni neuronali ipotalamiche e nel circolo portale, induce la secrezione di prolattina (4-7). 

Il VIP è sintetizzato anche dalle cellule immunitarie che esprimono i recettori VIP ed esprime un’azione immunomodulante sui processi flogistici (8-13).

Il VIP possiede una vasta gamma di azioni: la più nota è una potente azione vasodilatatrice mediante rilasciamento della muscolatura liscia  vascolare, azione inotropa e cronotropa positiva, stimola la secrezione di acqua ed elettroliti intestinali, inibisce la secrezione dei succhi gastrici acidi e di gastrina: A livello pancreatico induce secrezione di insulina, glucagone e dei succhi pancreatici contenenti gli enzimi litici. Induce lipolisi e glicogenolisi. A livello vaginale svolge un ruolo preminente nel meccanismo della vasocongestione sessuale e lubrificazione (wetness) (11-22,50). Riduce incidenza e severità dell’artrite reumatoide con downregulation delle componenti flogistiche e immunitarie della patologia (23).

VIP e GESTOSI IPERTENSIVA è stato riscontrato un gene per un recettore ad elevata affinità per il VIP nei tessuti placentari. In queste cellule, il VIP, in sinergia con prostaciclina (PGI2) e nitrossido  (NO) attiva l’adenilciclasi e modula la vasodilatazione arteriolare, il processo di invasione trofoblastica, placentazione e la sintesi di hCG attraverso la via del cAMP. Recentemente è stata dimostrata l’espressione di mRNA per il VIP da parte della placenta umana e la localizzazione del peptide nel citotrofoblasto e nel sinciziotrofoblasto (23-36). 

Il VIP inoltre facilita l’individuazione di alcuni apudomi (tumori neuroendocrini del pancreas) che secernono grande quantità di VIP  clinicamente caratterizzati da intensa diarrea, perdita di liquidi e di potassio: WDHA syndrome (Watery Diarrhea, Hypokalemia, and Achlorhydria) o S. di Verner-Morrison o colera pancreatico (34-48). 

Nel maschio il VIP rallenta l’invecchiamento testicolare e facilita la secrezione di FSH e testosterone (49).

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Endocrinologia, Ginecologia, Novità

ANOVULAZIONE IN ADOLESCENTI NON OBESE NATE CON BASSO PESO PER L’ETA’ GESTAZIONALE: STUDIO CLINICO.

Le adolescenti nate con basso peso in relazione all’età gestazionale sono ad alto rischio per iperinsulinismo, scarsa sensibilità all’azione dell’FSH, iperandrogenismo subclinico (di origine ovarica e/o surrenalica), ridotta percentuale di ovulazione, adiposità di tipo centrale a dislipidemia anche se non obese (1-8).

Il meccanismo che sta alla base di questa associazione non è esattamente conosciuto, ma l’insulino-resistenza iperinsulinemica è stata proposta come il fattore etipatogenetico chiave (5,9,10).

Noi abbiamo testato questa ipotesi sviluppando uno studio in cui gli effetti della sensibilizzazione all’insulina sono stati saggiati in donne eumenorroiche, adolescenti non obese nate con basso peso in relazione all’epoca gestazionale (Small For Gestazional Age, SGA) con anovulazione,  adiposità di tipo centrale, dislipidemia e iperandrogenismo subclinico.

Le adolescenti nate con basso peso in relazione all’età gestazionale sono ad alto rischio per iperinsulinismo, scarsa sensibilità all’azione dell’FSH, iperandrogenismo subclinico (di origine ovarica e/o surrenalica), ridotta percentuale di ovulazione, adiposità di tipo centrale a dislipidemia anche se non obese (1-8).

Il meccanismo che sta alla base di questa associazione non è esattamente conosciuto, ma l’insulina-resistenza iperinsulinemica è stata proposta come il fattore etipatogenetico chiave (5,9,10).

Noi abbiamo testato questa ipotesi sviluppando uno studio in cui gli effetti della sensibilizzazione all’insulina sono stati saggiati in donne eumenorroiche, adolescenti non obese nate con basso peso in relazione all’epoca gestazionale (Small For Gestazional Age, SGA) con anovulazione,  adiposità di tipo centrale, dislipidemia e iperandrogenismo subclinico.

Obiettivo dello studio: dopo aver documentato lo stato anovulatorio, tutte le ragazze ricevevano una compressa di metformina (Metforal, Ablogen Pharma,) da 850 mg da assumere una volta al dì al momento del pranzo per 90 giorni. Prelievi di sangue erano effettuati in fase follicolare precoce (5°-8° giorno del ciclo) prima dell’inizio della terapia per documentare lo stato di anovulazione, poi durante ed infine dopo i tre mesi di terapia. Erano valutate la glicemia, l’insulinemia, le lipoproteine a bassa densità (LDL), le lipoproteine ad alta densità (HDL), i trigliceridi, LH, FSH, 17-b-estradiolo, diedro-epi-androsterone-solfato (DHEA-S), androstenedione, testosterone, SHBG; il free androgen Index (FAI) e l’indice di testosterone free (FAI = testosterone (nml/L) x 100/SHBG (nmol/L) (14). L’emocromo e i tests per la funzionalità renale ed epatica erano anch’essi effettuati prima e dopo la terapia con metformina come valutazione addizionale.

I valori ricavati dalle persone sottoposte allo studio erano paragonate con quelli di un gruppo controllo costituito da giovani donne in apparente buona salute e che presentavano alla nascita un peso normale a termine di gestazione.

 

Metodi: la glicemia era misurata con il metodo della glucosio-ossidasi. L’insulinemia era misurata con IMX (Abbott Diagnostics, Santa Clara, California). La media intra- e fra- i coefficienti di variazione (CV) era di 4.7% e 7.2% rispettivamente. LH ed FSH misurati con il metodo di immunochemioluminescenza (Immulite 2000; Diagnostic Products, Los Angeles, CA) con CV di 3.5% e 5.0% per LH e 4.6% e 6.3% per FSH. L’ E2 , DHEAS, Androstenedione, testosterone e SHBG erano dosati ricorrendo al metodo radioimmunologico. I campioni di siero erano conservati a -20 °C fino all’esame.

 

Valutazione ovulatoria: prima di iniziare la terapia con metformina, ci si assicurava della persistenza dell’anovulazione per almeno tre mesi mediante monitoraggio follicolare ecografico al 7°, 12°, 16° e 22° giorno del ciclo e valutazione ematica del progesterone  ematico al 21° giorno del ciclo. L’anovulazione era diagnosticata mediante la visualizzazione della mancata maturazione e deiscenza follicolare e con valori sierici di progesterone <0.7 ng/ml (8).

 

Rapporto vita/fianchi e composizione del corpo: la circonferenza della vita era misurata a livello dell’ombelico alla fine dell’espirazione. La circonferenza dei fianchi era misurata a livello della massima sporgenza antero-posteriore. Le misure erano ripetute tre volte e la media delle misure media era utilizzata per il calcolo del rapporto e le successive valutazioni.

La composizione del corpo era valutata mediante assorbiometro a raggi X dual-energy usando un apparecchio Lunar Prodigy. Tutti gli studi erano effettuati usando i programmi software Lunar (versione 3.4 e 3.5 Lunar Corp., Madison, WI). Il grasso assoluto e la massa magra (in Kg) era valutati complessivamente e per le singole regioni del corpo.  La regione toracica era delimitata fra la linea orizzontale sotto il collo, la linea laterale alle costole e le linee oblique che attraversano il collo femorale. La regione addominale come l’area compresa fra la cupola del diaframma e la sommità del grande trocantere. Il totale delle dosi radioattive per ogni esame era di 0.1 mSv. Il CV per la precisione della scansione era calcolato da 30 consecutive scansioni  di una idrossiepatite esterna, luciata,  Hologic phantom (Hologic, Inc, Waltham, MA),   era 2.0% e 2.6% per il grasso e per la massa magra rispettivamente. Il CV intra-individuale per la massa grassa addominale era 0.7% come assicurato da tre consecutive scansioni su 14 persone.

Sessanta  studentesse in buona salute si offrirono volontarie per costituire un gruppo controllo per la composizione del corpo; queste ragazze erano di origine campana e vivevano tutte nella stessa area geografica ed avevano tutte la stessa età., la stessa epoca di insorgenza della pubertà e la stessa taglia.

 

Analisi statistica ed etica: i risultati sono espressi come media ± SEM. Un t test a doppia faccia era utilizzato per le comparazioni statistiche, se non menzionato diversamente; un livello significativo era posto a valore P <0,05.

Il protocollo di studio fu approvato dalla Commissione Etica dell’Università. Consenso informato era richiesto a tutte le persone  sottoposte allo studio e dai loro genitori.

RISULTATI     

 La tabella 1 riassume le caratteristiche cliniche e i risultati endocrino-metabolici.

Le adolescenti SGA anovulatorie presentavano elevati livelli di insulinemia, trigliceridi, androgeni e FSH; questa condizione rimane stabile fino all’inizio della terapia con metformina. Questo intervento con metformina era accompagnato da un calo insulina fast e dei livelli sierici androgenici e lieve abbassamento del profilo ematico lipidico (per tutti P ≤0.01).

Values are mean ± SEM. FAI, [testosterone (nmol/liter) x 100/SHBG (nmol/liter)].

1 Weight at term birth: normal group, 3.3 ± 0.1 kg; anovulatory SGA group, 2.3 ± 0.1 kg (P 0.0001 vs. normal).

2 Ref. 8 .

3 P 0.01;

4 P 0.001; and

5 P 0.0001 vs. normal.

6 P 0.01 and

7 P 0.0001 vs. pretreatment.

 

 

La tabella 2 mostra i risultati della composizione del corpo. Al momento di iniziare il trattamento con metformina le ragazze anovulatorie SGA presentavano un elevato WHR, un eccesso di grasso (in particolare addominale) e una ridotta percentuale di massa magra. Dopo tre mesi di trattamento con metformina ognuna di queste anomalie era attenuata ; i miglioramenti più vistosi si ottenevano dopo una marcata riduzione del grasso addominale e un incremento della massa magra (fig. 1) mentre il peso totale del corpo rimaneva inalterato. 

Values are mean ± SEM. BMD, Bone mineral density; BMC, bone mineral content.

1 Healthy volunteers, matched for age and body size.

2 P 0.05 and

3 P 0.01 vs. control.

4 P 0.01 and

5 P 0.0001 vs. pretreatment

DISCUSSIONE

Le ragazze adolescenti che partecipano a questo studio sono state selezionate basandoci essenzialmente su due consecutivi criteri: primo: un peso alla nascita basso per l’epoca gestazionale (SGA) basso e, secondo criterio, cicli anovulatori in assenza di obesità. Queste adolescenti inoltre presentavano iperinsulinemia, eccesso di adipe addominale, un elevato rapporto LDL/HDL, elevati livelli di trigliceridi, androgeni, FSH. LH, come precedentemente riportato in adolescenti SGA che sono state selezionate attraverso altri criteri come il basso peso alla nascita soltanto, pubarca precoce, pubertà precoce, e/o bassa statura. In aggiunta, questo gruppo di ragazze anovulatorie SGA aveva una ridotta percentuale di massa corporea magra. Il risultato più innovativo di questa ricerca si riferisce ai concomitanti effetti del trattamento con metformina sulla funzione gonadica e la composizione corporea: l’ovulazione era indotta mentre le percentuali ndi grasso e massa magra corporea evolveva verso la normalità e ciò al di là delle variazioni del BMI e senza particolari indicazioni riguardanti dieta, esercizi fisici e mutamenti di stile di vita.

L’incremento della frequenza dei cicli ovulatori dopo aver iniziato il trattamento con metformina era rapido e sincronizzato, il 50% dei cicli ovulatori occorreva dopo 6 settimane di trattamento con metformina. Questa risposta ovulatoria alla metformina nelle adolescenti SGA è sempre più omogenea e precoce rispetto alle donne più anziane, non obese adolescenti con iperandrogenismo dopo pubarca precoce (14). Queste osservazioni suggeriscono che l’anovulazione associata alla SGA è sostenuta dall’insulina resistenza iperinsulinemica piuttosto che dall’iperandrogenismo primario ovarico o surrenalica e che la iporesponsività all’FSH, se solitaria, può essere superata, precocemente a questa età come si è visto dalle percentuali di ripristino dell’ovulazione.

La composizione del corpo delle adolescenti anovulatorie SGA nonobese si presenta caratterizzata da una ridotta percentuale di massa magra del corpo ed eccesso relativo di grasso in particolare nella regione addominale. Queste osservazioni si adattano bene in una prospettiva longitudinale in cui primariamente le bimbe SGA con crescita superiore alla norma mantengono una ridotta percentuale di massa magra muscolare (21) e cominciano a presentare insulino-resistenza (22); successivamente le ragazze prepuberi SGA sono insulino-resistenti (1,23) e iniziano a presentare eccesso di grasso addominale (24) e alla fine  le donne magre con sindrome da policistosi ovarica si presentano magre ma con eccesso di percentuale di grasso (25).

Il trattamento con metformina si è dimostrato capace di aumentare la massa magra e contemporaneamente diminuire la percentuale di grasso corporeo ed in particolare il grasso addominale durante tre mesi di trattamento senza che cambi il BMIe senza cambiare abitudini e stile di vita. L’effetto normalizzante della metformina sulla slhouette e sulla composizione corporea delle adolescenti SGA anovulatorie indica che l’ambiente endocrino-metabolica governa la composizione corporea di queste ragazze piuttosto che viceversa e ciò suggerisce che l’insulina resistenza iperinsulinemica è la componente chiave di questo processo e probabilmente anche di altri fenomeni collegati come dislipidemia e iperandrogenismo.

L’osservazione che la massa magra corporea aumenta in contemporanea con la diminuzione della iperinsulinemia e l’iperandrogenemia fu una sorpresa inaspettata particolarmente perché per ogni riduzione di iperisulinemia nelle SGA ci si attende una riduzione della ipersecrezione di GH (26). Perciò un prossimo interrogativo sarà di chiedersi se il trattamento con metformina sia indicato per ridurre la secrezione di GH nelle adolescenti con iperandrogenismo iperinsulinemico. Se così fosse si potrebbe ipotizzare un nuovo concetto e cioè che  la chiave per ottenere un’invidiabile silhouette e mantenerla, come per la composizione corporea e l’ovulazione in giovani donne consiste nella sensibilità all’insulina al dilà di iperandrogenismo o ipersomatropismo.

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Gravidanza

Farmaci in gravidanza e allattamento

Il ricorso a farmaci in gravidanza e allattamento è sempre più frequente raggiungendo una percentuale del 90% circa nelle donne gravide. Purtroppo a una così ampia diffusione dell’uso di farmaci in gravidanza non corrisponde un’adeguata informazione sugli effetti tossici dei farmaci sul feto e sulla stessa gravida  principalmente perché la categoria delle donne gravide è esclusa dagli studi sperimentali pre-marketing. Le conoscenze vengono così accumulate “a posteriori”, nel corso del tempo, grazie agli studi retrospettivi epidemiologici e alle segnalazioni di singoli casi.  A nostro conforto il dato statistico sull’incidenza delle malformazioni fetali da farmaci che non supera il 2% del totale delle malformazioni fetali che a loro volta si presentano con una frequenza del 2-3% delle gravidanze totali.

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Endocrinologia, Puerperio

Prolattina

PROLATTINA
La prolattina (HPRL)  é un ormone proteico polipeptidico secreto principalmente, ma non solo,  dai ribosomi delle cellule acidofile dell’ipofisi anteriore. Numerosi sono i fattori stimolanti la sintesi dell’HPRL: Estrogeni, TRH, Gn-RH, Endorfine, Angiotensina II, Peptidi oppioidi, Serotonina, VIP e infine il testosterone. L’ipotalamo esercita esclusivamente un effetto inibitorio mediante la dopamina.  L’HPRL è interessata nella fisiopatologia dell’allattamento nella donna e della steroidogenesi e del ricambio idro-salino nel maschio e nella femmina.

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Mammella, Oncologia

Agoaspirazione e “core biopsy” di cisti e lesioni cancerose mammarie

Agoaspirazione cisti mammarie:
È una metodica diagnostica di II° livello utilizzata nei casi più gravi di mastopatia fibro-cistica, in caso di cisti mammarie >3 cm, cisti localizzate in una sola mammella, presenza di microcalcificazioni. L’aspirazione del liquido cistico è effettuata mediante ago sottile mentre l’agoaspirazione con ago a multifori consente anche il prelievo di frustoli tissutali e costituisce un’agobiopsia altrimenti conosciuta con il nome di ”core biopsy” o “tru-cut”.
  1. FNA (Fine Needle Aspiration): Agoaspirazione ecoguidata con ago sottile (21-23 G) mandrinato. Consente lo svuotamento delle cisti mammarie con risultati alcune volte definitivi e e consente  inoltre l’esame citologico delle cellule presenti nel liquido cistico  e il dosaggio degli ormoni intracistici quali l’estradiolo, il progesterone, la prolattina, β-TGF, TSH, GH, Insulina. L’esame citologico prevede una percentuale di falsi negativi del 5-10% e falsi positivi dell’1%.  Può essere eseguita senza anestesia. Ematomi ed ecchimosi sono le complicazioni più frequenti; si riducono spontaneamente come il pneumotorace che si verifica però con estrema rarità.
  2. “Core biopsy” o “tru-cut”: agobiopsia utilizzando aghi  trancianti ” a ghigliottina, hollow needle,  del diametro di 11 gauge, multifori è possibile ottenere, oltre al liquido cistico, anche frustoli di tessuto per l’esame istologico.  Può essere eseguita in anestesia locale o generale se la paziente mostra scarsa complance per l’intervento (14-15). Si pratica una minuscola incisione cutanea attraverso la quale avviene l’introduzione dell’ago ecoguidata o con l’ausilio della RMN stereotassica in tempo reale (“flash point tracking system”) (1-4). L’ago raggiunge e attraversa il centro del nodulo da esaminare quindi con movimenti a baionetta, o con movimenti automizzati a scatto, ripetuti 3-5 volte, vengono  tranciate striscioline di tessuto progressivamente depositate nell’incavo dell’ago, raccolte tutte insieme al termine dell’esame, immesse in soluzione di formaldeide al 4% ed inviate all’esame istologico (16,17).Una pressione negativa per aspirazione, ottenuta mediante una normale siringa o mediante pompa a pressione negativa tipo Kraft, può essere aggiunta per favorire la raccolta del tessuto da esaminare (12). Durante il prelievo, la mano sinistra dell’operatore stringe la porzione della mammella interessata e la tiene fissata per favorire la penetrazione dell’ago ed i successivi movimenti.  La procedura può durare, a seconda dei casi, 5-15 minuti. L’intervento è eseguito in 5-15 minuti. L’intervento è eseguito in regime di day surgery e la paziente può tornare alle proprie occupazioni dopo l’intervento.
  3. Mammotome: attualmente  il sistema più sofisticato per la biopsia mammaria (Ethicon endosurgery) particolarmente indicato per le lesioni non palpabili. Sonda  a ghigliottina, capace di ruotare sull’asse longitudinale, collegata ad pompa a ne negativa. Ha la possibilità di asportare una notevole quantità di tessuto in esame ed anche di poter asportare tutta la massa sospetta. L’introduzione della sonda avviene attraverso una piccola breccia cutanea e sotto guida  ecografica o RMN stereotassica computer assistite.  La p/te è prona su un tavolo provvisto di un foro attraverso il quale pende la mammella da esaminare. Sotto il tavolo si trovano i sistemi di controllo  e di puntamento. Effetti collaterali: sanguinamento, ematoma, ecchimosi ed infezioni.
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