della lesione vulvare e delle stazioni linfatiche di riferimento.
- Tecnica Classica (di Way): intervento estremamente mutilante, prevedeva un’unica incisione “a farfalla” che comprendeva vulva e tutto il tessuto cutaneo e sottocutaneo compreso tra le spine iliache antero-superiori, la vulva e le stazioni linfonodali inguinali in un unico blocco. Sebbene efficace, presentava un altissimo tasso di deiscenza della ferita e infezioni. Tecnica ormai completamente abbandonata.
- Tecnica a Tre Incisioni – Si utilizzano tre incisioni separate: una per la vulvectomia e una per ciascun lato nelle pieghe inguinali per la linfadenectomia inguinale bilaterale. Questo “ponte” cutaneo risparmiato tra le incisioni migliora notevolmente la guarigione (1,2).
- Emivulvectomia – in caso di lesione di piccole dimensioni (<2 cm) e laterale, si esegue l’emivulvectomia radicale con conservazione del clitoride, in associazione alla linfoadenectomia inguino-femorale omolaterale;
- “Wide local excision” – in caso di lesione vulvare effettivamente molto piccola o in caso di VIN (Neoplasia Intraepiteliale Vulvare) o K allo stadio 1A, può essere effettuata semplicemente una escissione localizzata alla sede della neoplasia comprendente un margine di 2 cm di tessuto indenne.
Procedura chirurgica
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- Posizionamento e Anestesia: La paziente viene posta in posizione ginecologica (litotomica) sotto anestesia generale
- Linfadenectomia Inguino-Femorale: Attraverso le incisioni inguinali, vengono rimossi i linfonodi inguinali superficiali e profondi. In stadi precoci, si può optare per la biopsia del linfonodo sentinella per evitare la rimozione completa ed è stata convalidata come alternativa sicura all’ILND per le pazienti con malattia in stadio iniziale (T1 o T2 < 4 cm) (19,20).
- Escissione vulvare:
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- Si incide la cute lungo i margini esterni della vulva e internamente vicino all’orifizio vaginale (introito)
- L’asportazione include cute, grasso sottocutaneo e la fascia profonda, mantenendo un margine di sicurezza di almeno 1-2 cm dal tumore.
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4) Ricostruzione: tende a ripristinare un organo il più possibile analogo al modello fisiologico in termini di sensibilità, consistenza, dimensioni e di gradevole aspetto estetico. La chiusura primaria della lesione è possibile in caso di piccole perdite di sostanza, mentre è richiesto l’utilizzo di lembi dopo un’ampia resezione parziale o totale. Inoltre la sede donatrice del lembo non deve, per quanto possibile, andare incontro a deficit morfo-funzionali. Il lembo “ideale” dovrebbe essere in grado di apportare una buona porzione di cute vascolarizzata e di grasso sottocutaneo con spessore ed elasticità simili alle strutture anatomiche da ripristinare, di ristabilire le necessità funzionali, di minimizzare l’impatto negativo su importanti attività quotidiane (come camminare o sedersi), di creare un aspetto esteticamente naturale, di essere dotato di sensibilità. Deve inoltre essere affidabile, di facile e rapida esecuzione, possibilmente eseguibile in un singolo atto chirurgico.
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- Chiusura primaria: Se il tessuto residuo lo permette, i bordi vengono suturati direttamente.
- Lembi di rotazione: In caso di ampie asportazioni, si utilizzano lembi di tessuto (es. lembi cute-faasciali o muscolo-cutanei o lembo perforante peducolato dalla coscia o dall’addome) per coprire il difetto e ridurre la tensione sulle ferite.
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- Flap “Lotus Petal” (perineale-femorale): lembo cutaneo-femorale prelevato dalla zona mediale della coscia. Ha una fonte costante di vascolarizzazione fornita da perforanti muscolari e settali che entrano nella fascia in prossimità della base del lembo. Tali perforanti originano da vasi provenienti dai muscoli sartorio, adduttore lungo, vasto mediale, gracile e dal setto intermuscolare (3-14).
- Flap pudendo-femorale (Pudendal Thigh Flap): Basato sui rami dell’arteria pudenda, questo lembo è particolarmente utile per la ricostruzione vaginale immediata, offrendo una buona sensibilità e modellabilità (15).

- Flap a scorrimento (V-Y advancement flap) del solco gluteo: Utilizzato per difetti vulvari di medie dimensioni, questo lembo utilizza la cute della piega glutea inferiore. È robusto e sottile, vascolarizzato dal plesso fasciale sottostante derivato dalle perforanti dell’arteria pudenda interna e dalle perforanti muscolocutanee del muscolo sottostante. L’innervazione sensitiva di questo lembo proviene dal nervo cutaneo posteriore della coscia e dal nervo pudendo. Nasconde la cicatrice in una piega naturale (16-18).

- Minore volume: Rispetto ai lembi muscolari (es. gracile), evitano l’eccessivo ingombro (bulkiness).
- Affidabilità vascolare: Si basano su un plesso vascolare superficiale/profondo robusto.
- Risultato estetico: Le cicatrici sono spesso nascoste nelle pieghe inguinali o glutee.
- Sensibilità: Alcuni lembi, se ben dissecati preservando i rami nervosi, possono mantenere una buona sensibilità.
References:
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