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Monociti/Macrofagi

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I monociti sono cellule ematiche prodotte nel midollo osseo dal monoblasto, a sua volta derivato  dalla cellula staminale detta emocitoblasto. La presenza di monociti nel sangue è assolutamente transitoria, nell’ordine di circa 8 ore, intervallo che riflette il tempo intercorso tra la loro sintesi nel midollo osseo, la comparsa in circolo e la definitiva migrazione nei tessuti (processo chiamato diapedesi). 

I monociti in circolo sono circa 500-1000/mm3 e rappresentano 1/6 di tutti i leucociti,  hanno un diametro di 10-20 micron, un nucleo reniforme e un citoplasma finemente granulare contenente lisosomi, vacuoli fagocitici e filamenti di citoscheletro.

Dal sangue migrano nei tessuti e  a livello tissutale, i monociti si ingrandiscono, aumentano i propri lisosomi e si differenziano in macrofagi.  Alcuni macrofagi rimangono fissi in una determinata sede (macrofagi residenti), mentre altri hanno la capacità di spostarsi tramite movimenti ameboidi (macrofagi reclutati). 

Nella sede di migrazione, caratterizzata dalla posizione strategica dalla quale captare gli agenti microbici, i macrofagi assumono caratteristiche citomorfologiche diverse a seconda del tessuto nel quale si sono localizzati:

  • Nel fegato rivestono i sinusoidi vascolari e prendono il nome di cellule di Kupffer.
  • Nel sistema nervoso centrale sono stati denominati cellule della microglia.
  • Nel polmone prendono il nome di macrofagi alveolari.
  • Nell’osso si chiamano osteoclasti.
  • A volte sviluppano un abbondante citoplasma e per la somiglianza con le cellule epiteliali cutanee sono state chiamate cellule epitelioidi.
  • Altre volte più macrofagi possono fondersi insieme per formare le cellule giganti multinucleate (cellula di Langhans).

FAGOCITOSI –  azione specifica dei macrofagi (“grandi mangiatori”); essi avvolgono e inglobano gli agenti patogeni, confinandoli in vescicole definite fagosomi. All’interno del citoplasma i fagosomi si fondono con i lisosomi e formano i fagolisosomi, vescicole ricche di lisosomi e enzimi lisosomiali, idrolasi acida, H2O2, IL-1α, IL1-ß che uccidono e demoliscono quanto inglobato. Le sostanze che i monociti-macrofagi sono in grado di fagocitare vanno dai batteri ai residui di cellule morte, alle sostanze chimiche e minerali tossiche introdotte nell’organismo. 

Sono riconosciute come estranee e fagocitate solo le cellule che presentano cariche elettriche e metabolismi molto dissimili dalle cellule dell’organismo a cui i monociti-macrofagi appartengono. Questo criterio di riconoscimento adottato dai monociti-macrofagi è piuttosto grossolano: infatti alcuni batteri sono capaci di mimetizzarsi, avendo acquisito casualmente strutture di superficie che sono in grado di contrastare la fagocitosi.

La fagocitosi immune
Il sistema immunitario ha sviluppato nei monociti-macrofagi un meccanismo di riconoscimento più raffinato, conosciuto come fagocitosi immune. Se una struttura estranea ha la superficie ricoperta da uno dei fattori attivati dalla cascata del complemento (C3b) oppure da anticorpi, se cioè è stata opsonizzata, il monocito-macrofago può riconoscere con i recettori della propria membrana, con estrema precisione, la struttura da fagocitare aumentando da 10 a 100 volte l’efficienza della fagocitosi.

Oltre ai grossi lisosomi, i macrofagi si contraddistinguono per le dimensioni nettamente superiori rispetto agli altri leucociti, per il notevole sviluppo dell’apparato del Golgi e del nucleo e per la ricchezza di filamenti acto-miosinici, che conferiscono al macrofago una certa motilità (migrazione ameboide nelle sedi di infezione).

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