Laparoscopia

Biopsia ovarica percelioscopica

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Biopsia ovarica: si tratta di un intervento semplice per diverse indicazioni. che recentemente si sono drasticamente ridotte grazie ai notevoli progressi nella diagnostica strumentale non invasiva e nelle tecniche di laboratorio (1-3). Tuttavia esistono ancora casi in cui può essere utile la biopsia dell’ovaio:  

  • amenorrea primaria – La conferma istologica può essere importante nell’amenorrea primaria ipergonadotropa e in quelle con cariotipo x, y (S. di Morris, S. di Swyer).
  • amenorrea secondaria cronica: la biopsia è giustificata solo se la diagnosi istologica della senescenza ovarica precoce è ritenuta essenziale. La biopsia assolutamente non è necessaria nelle pazienti con oligoamenorrea
  • Iperandrogenismo di origine ovarica: le pazienti con ipersecrezione androgena ovarica  dovrebbero essere escluse dalla procedura; la lps esplorativa fornisce adeguate informazioni al riguardo (5,6)   
  • PCOS: Le ovaie policistiche sclerocistiche devono essere sottoposte a biopsia, ma nelle pz. PCOS la procedura presenta rischi aumentati   rispetto alla popolazione controllo. In queste pz. la biopsia ha un risvolto positivo drilling simile (5-8).
  • Streak gonads (presenti nel 50% delle disgenesie ovariche): La biopsia delle gonadi a strisce, non semplice da praticare, non è priva di rischi, soprattutto di lesioni ureterali. Raramente la biopsia è necessaria essendo sufficiente il dato di osservazione lps.
  • infertilità.:  La biopsia ovarica ha offerto sinora pochissimi benefici alle pazienti con infertilità.
  • Sospetta neoplasia: in caso di dubbio diagnostico si può tranquillamente effettuare una biopsia ovarica con esame istologico estemporaneo. I più recenti studi oncologici hanno dimostrato che la biopsia ovarica non fa peggiorare la prognosi anche in caso di malignità della lesione purchè, in quest’ultimo caso, sia effettuato un immediato ed adeguato intervento laparotomico con scrupolosa toilette addominale. In ogni caso è opportuno limitare sempre lo spillage, effettuarlo solo all’interno del sacchetto endoscopico, praticare lavaggio ed aspirazione continua della cavità peritoneale ed infine biopsia in vari punti della cavità peritoneale anche apparentemente indenni (1-4). 

La biopsia è praticata mediante forbici o laser CO2 con incisione a cuneo sul lato antimesenterico dell’ovaio, tenuto fermo da una pinza applicata sul polo superiore dell’ovaio ed attorno alla pinza si esegue l’incisione del pezzo da asportare; Alcuni AA. per bloccare l’ovaio preferiscono applicare una pinza da presa da 3 mm sul sul  ligamento sospensore dell’ovaio

Alcuni invece delle forbici o laser preferiscono utilizzare una pinza da biopsia, più pratica ma anche più traumatizzante.

Un irrigatore/aspiratore sterile monouso è attivato prima della biopsia e mantenuto in funzione fino a termine dell’intervento.

 Complicazioni della biopsia ovarica – La complicazione predominante è il controllo dell’emorragia. È necessario eseguire un’elettrocoagulazione attenta e completa del letto bioptico. Il sito deve essere osservato per almeno 3-4 minuti per garantire che l’emostasi sia completa..  

La biopsia percelioscopica, nei casi con indicazione appropriata, permette di risparmiare lunghe e costose indagini spesso non dirimenti e, in caso di sospetta neoplasia maligna, un  intervento demolitore  mutilante gravissimo soprattutto per le pazienti in età fertile considerando anche la percentuale ancora troppo elevata di falsi positivi ecografici

References:

  1. Indications for and limitations of laparoscopic ovarian biopsy. Portuondo JA, Navarro E, Benito JA, Obregon MJ.J Reprod Med. 1982 Feb; 27(2):67-72.
  2.  Laparoscopy, ovarian and endometrial biopsies in secondary amenorrhea. Poruondo JA, Tejada RF, Benito JA, Bilbao FJ.Endoscopy. 1982 Nov; 14(6):209-11.
  3. [Perlaparoscopic biopsy of the ovary. 130 cases and classification]. Rioux JE, Cloutier D, Larochelle A.Union Med Can. 1973 Jul; 102(7):1552-7.
  4. Assessment of the role of laparoscopic ovarian biopsy.. Fayez JA, Jonas HS.Obstet Gynecol. 1976 Oct; 48(4):397-402.

 

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