Gravidanza

Epatite A e gravidanza

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Epatite A (HAV)

Le epatiti virali in gravidanza costituiscono un problema molto frequente e hanno numerose implicazioni nel campo della medicina materno-fetale. Per una donna in gravidanza è molto importante venire a conoscenza di un eventuale contatto con i virus delle epatiti A, B e C perché essi possono essere trasmessi al feto attraverso vari canali:  la barriera placentare, il canale del parto e l’allattamento (solo nel caso di epatite B e C).

Il virus della HAV fu isolato nel 1973 ed appartiene alla famiglia dei Piconaviridae come gli enterovirus, il virus della polio e il Rhinovirus; ha una forma sferica con un diametro di 30 nanometri.E’ diffuso in tutto il mondo e il contagio avviene quasi sempre per via oro-fecale da alimenti o acqua contaminata, molluschi o mitili contaminati ma anche con siringhe onfette, tatuaggi, piercing, contatti sessuali (1).

L’HAV ha un pe (1)riodo di incubazione di circa 4 settimane, si manifesta solo in forma acuta e non cronicizza e guarisce senza conseguenze nell’arco di poche settimane. Il decorso della malattia è analogo a quello delle donne non gravide e può essere asintomatico o presentarsi con scarsa sintomatologia come febbre, astenia, nausea, vomito, diarrea, artralgie, ittero, urine scure, feci chiare, epato-splenomegalia. Può presentare sintomi più gravi nelle donne con malnutrizione preesistente alla malattia.  In genere il virus dell’epatite A comporta un quadro clinico modesto nei bambini e  più grave negli adulti (2).

Test di laboratorio:

  1. Bilirubinemia aumentata (v.n. 1-1.5 mg/dl)
  2. ALT e AST aumentate (v.n. 0-30 mUI/ml)
  3. HAVAb  IgM: compaiono con l’insogere dell’infezione e scompaiono dopo 6 mesi.
  4. HAVAb IgG: compaiono a guarigione avvenuta e conferiscono immunità permanente.

L’epatite A in gravidanza risulta molto rara, così come la possibilità che l’infezione si trasmetta al feto. Tuttavia se l’infezione materna si verifica in forma acuta nel III° trimestre di gestazione risulta più alto il rischio che si verifichi un parto pretermine. Nel caso in cui anche la madre contragga l’infezione quando si avvicina il momento di partorire può determinarsi una trasmissione del virus al neonato attraverso il canale del parto. In caso di infezione la terapia prevede la somministrazione di immunoglobuline sia alla madre che al neonato e l’allattamento, se le condizioni della madre lo consentono, non è controindicato.

L’infezione da virus dell’epatite A (HAV) in gravidanza non sembra causare il rischio di malformazioni congenite, aborti, ritardo della crescita endouterina.

Come principale misura di prevenzione contro l’epatite A si consiglia di sottoporsi al vaccino prima di programmare una gravidanza.

Terapia: in genere non c’è bisogno di alcuna terapia farmacologica; occorre solo riposo, dieta ipolipidica e suddivisa in almeno 5 pasti al dì, evitando alcool e cibi elaborati, un attento monitoraggio clinico ed un controllo dei dati di laboratorio. Ma, in rari casi, l’HAV può complicarsi e virare verso un’epatite fulminante.

  • Antibiotici: di nessuna utilità o efficacia
  • Immunoglobuline specifiche: hanno possibilità di prevenire l’infezione se somministrate entre 78 giorni dal dal sospetto contatto. E’ opportuno somministrare anche il vaccino dopo 12 ore (1).
  • Acido folico e vitamina B12 possono accelerare la guarigione.
  • il cardo mariano, nonostante non esistano studi accettati in modo unanime dal mondo scientifico, continua ad attirare molte attenzione per le possibili proprietà epatoprotettive e depurative riconosciutegli da secoli.

Prevenzione: il vaccino (Havrix® e Vaqta® fl 1 ml) è costituito dal virus inattivato, si parla di un’efficacia del 94-100% già dopo 21 gg dalla somministrazione. Si somministra per via intramuscolare nel deltoide; si acquisisce immunità a partire da 14-21 giorni dalla somministrazione della prima dose, una seconda dose di richiamo è richiesta dopo 6-12 mesi e permette di ottenere una protezione per oltre 10 anni. Effetti collaterali comuni sono i classici di ogni vaccino, ossia dolore, rossore e tumefazione dove avviene la somministrazione oltre ad un possibile mal di testa; più rari sono malessere, stanchezza, febbre, nausea, vomito e perdita di appetito. Raramente sono stati segnalati sincope, ittero, eritema multiforme, convulsioni, anche se in realtà non è provato il nesso con la vaccinazione (2-4).

In gravidanza il vaccino dev’essere somministrato solo se indispensabile, perchè manca al momento un’adeguata letteratura in proposito (5).

Viaggiando si consiglia invece di:

  • Lavare e togliere la buccia a frutta e verdura;
  • Evitare carne o pesce crudi o poco cotti;
  • Bere e lavarsi i denti con solo acqua in bottiglia;
  • Richiedere bevande senza ghiaccio;
  • Se l’acqua in bottiglia non è disponibile, far bollire l’acqua del rubinetto per almeno 10 minuti prima di berla.

Dal punto di vista igienico si consiglia:

  • Lavarsi accuratamente e spesso le mani per proteggersi dalle infezioni;
  • Lavarsele in particolare dopo aver usato il bagno, prima di cucinare o mangiare, e dopo aver cambiato pannolino di un bambino;
  • Non condividere con altri asciugamani, posate o spazzolini da denti.

Bibliografia:

  1. S.A. Plotkin: Vaccines, third edition
  2. A.S. Benenson: Manuale per il controllo delle malattie trasmissibili; XVI edizione
  3. Red Book 2000 – American Academy of Pediatrics
  4. Health Information for International Travel – CDC, Atlanta
  5. M. Pontecorvo, M. Piazza: Vaccini e Immunoglobuline – VIII edizione.


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