Ginecologia, Oncologia

Vulviti e patologie benigne della vulva

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Le lesioni benigne della vulva, in linea generale, possono essere suddivise in:

1) Lesioni a carattere infiammatorio;

2) Lesioni a carattere cistico;

3)  Lesioni a carattere distrofico.

VULVITI A CARATTERE INFIAMMATORIO:

Vulvite eritematosa: è la a forma più semplice di vulvite, si presenta con arrossamento, tumefazione, bruciore e prurito. Può verificarsi su base traumatica (pantaloni troppo stretti, ecc.) oppure può essere una reazione ad una leucoxantorrea batterica persistente o, ancora, ad una reazione allergica a biancheria intima  (slip, salvaslip, assorbenti) di fibre sintetiche, residui di detersivi usati per il bucato, prodotti cosmetici e deodoranti, uso eccessivo di detergenti intimi e lavande vaginali. Fattori psicologici, soprattutto depressione, vaginismo, dispareunia e una vita sessuale insoddisfacente spesso presenti in pazienti con vulvite eritematosa ricorrente.

I sintomi sono di solito bruciore e prurito, dolore e senso di tensione.

All’ispezione si può osservare arrossamento ed edema vulvare accompagnati da escoriazioni e fissurazioni. Più raramente, tali forme si possono associare alla comparsa di bolle o vescicole od ulcerazioni (reazione eritematoide), interessando a volte anche la vagina. La leucorrea può essere presente ed è priva di alcun odore.

Terapia:

  1. eliminazione delle cause irritanti summenzionate fra le quali l’utilizzo di assorbenti interni che dovranno essere sostituiti da quelli esterni, preferibilmente non dotati di “ali protettive” poiché il materiale adesivo di cui sono costituite è ricco di colla in grado di sciogliersi a contatto con le normali sudorazioni e capace quindi di generare prurito e fenomeni di sensibilizzazione; 
  2. applicazione locale di pomate a base di cortisone (Ecoval®, Locoidon® crema dermatologica, Flubason® emulsione cutanea in bustine). In alternativa, e soprattutto nelle bambine, la vulvite aspecifica può essere trattata con prodotti naturali di  origine vegetale come aloe, borragine, iperico, etc (Bioeulen® pomata pediatrica).

Vulvite follicolare: è caratterizzata dalla presenza di papule del diametro di pochi mm che vanno talora incontro ad un processo di suppurazione. Questa forma di vulvite  è localizzata alle zone ricoperte di peli, cioè alle grandi labbra. La terapia consiste nell’uso di disinfettanti locali come Isofim® spray (Clorexidina + Aloe + Gingko Biloba), Fisian® soluzione (clorexidina), Ipergine detergente intimo (Clorexina), Betadine soluzione, Acqua borica 3%, Acqua ossigenata (perossido di idrogeno 3%) e antibiotici (cefalosporine di IIIa generazione associate a tetracicline).

Vulvite diabetica: è caratterizzata  da arrossamento delle grandi e piccole labbra, con tumefazione ed edema dei tessuti. La terapia consiste nella stessa cura antidiabetica, soluzioni lenitive e idratanti (Ainara®  gel, Bioeuben crema pediatrica). Spesso su questo terreno distrofico si sovrappongono infezioni micotiche particolarmente ribelli alla terapia antimicotica.

Vulviti micotiche e da trichomonas: secondarie alle vaginiti da Trichomonas e da miceti, la vulva si presenta arrossata con intenso prurito. In ambedue i casi è importante la ricerca sia del protozoo sia del micete per una terapia mirata.

Per la terapia della vulvite da Trichomonas ci si può servire dei nitrocomposti eterociclici del gruppo degli imidazoli, comprendenti il metronidazolo (Flagyl® cpr 250 mg, Trimonase® cpr 500 mg) e la nitrimidazina, il tinidazolo. Tra i nitrofuranici, il nifuratel (McMiror Complex® crema vaginale, nistatina e nifuratel in associazione).

Per la terapia della vulvite da miceti utile è la somministrazione locale e sistemica della nistatina (Mycostatin® confetti o sospensione orale), Fluconazolo (Zoloder® cps 200 mg, Diflucan® cpr 50, 100 e 200 mg, Diflucan® fl 100 mg e 200 mg per infusione endovenosa lenta in soluzione elettrolitica (H), Diflucan® sosp. orale), econazolo (Pevaryl® crema), dell’anfotericina B (Fungizone®  fl 50 mg in soluzione elettrolitica per infusione endovena lentissima; Talsutin®  crema vaginale = tetraciclina +  amfotericina),  isoconazolo (Travogen® crema vaginale), del clotrimazolo (Gynocanesten® crema vaginale; Meclon crema vaginale, clotrimazolo + metronidazolo), e del miconazolo (Miconal® crema vaginale).

Evitare: carboidrati, dolci, aceto, alcolici, funghi, gorgonzola, cioccolato, birra, burro e tè nero. Assumere: yogurt (almeno 250 gr al dì per almeno 6 mesi), vitamina H e biotina (presenti in gran quantità nell’olio di oliva e  nella camomilla). Esse sembrano inibire la sintesi delle PGE2 locali. La Calendula, il  succo di aloe vera e la liquirizia mostrano attività eutrofica per la mucosa vaginale e una notevole attività antimicrobica, antibatterica, fungicida e antitrichomonas.  Evitare l’uso abnorme di lassativi. Limitare l’uso di indumenti aderenti e tessuti sintetici. Cambiare frequentemente la biancheria intima e fare uso personale di salviette. Slip di tessuto DermaSilk®, fibroina di seta nobilitata con una protezione antimicrobica permanente (16).

Vulvite con uretrite acuta o cronica: caratterizzata da dolore e bruciore durante la minzione, talora prurito. La terapia si avvale di antibiotici (cefalosporine di III generazione+ tetracicline) e soluzioni disinfettanti  (Isofim® spray (Clorexidina + Aloe + Gingko Biloba), Fisian® soluzione (clorexidina), Betadine soluzione, Acqua borica 3%, Acqua ossigenata (perossido di idrogeno 3%), Bioeulen® crema pediatrica).

Vulvodinia e vestibolite cronica

Vulvite da HPV: la terapia prevede la rimozione delle lesioni condilomatose con Laser-CO2 asportazione chirurgica, crioterapia e uso di creme a base di immunomodulatori: Imiquimod (Aldara® 5% crema).

Vulvite erpetica:  Herpes simplex virus tipo 2 (HSV2)  che produce piccole vescicole a livello vulvare e sui genitali esterni, vescicole confluenti, che si ulcerano provocando eritema, edema, adenopatia inguinale, dolore, bruciore, prurito, disuria.  La trasmissione è di tipo sessuale La diagnosi si basa sull’esame citologico (Thin-prep):  nel liquido delle vescicole si riscontrano cellule a palloncino, gonfie e con molti nuclei  La terapia si avvale dell’Aciclo-guanosina (Acyclovir, Zovirax® cpr 200 mg, 400 mg) per via topica, orale o endovenosa (1 gr/die per 5 giorni). L’Acyclovir inibisce la DNA-polimerasi virale. Per la prevenzione delle recidive occore continuare la terapia orale per 6 mesi o per un anno

Mollusco Contagioso Virus (MCV) della famiglia dei Poxvirus: infezione virale che causa lesioni papulose cutanee o alle mucose. È una malattia che colpisce molto più spesso i bambini fino ai 10-12 anni. La malattia si manife­sta con papule (lesioni cupoliformi), di colorito roseo, del diametro di 2-3 mm, con un leggero incavo al centro detto “ombelicatura”, di colorito biancastro. Le lesioni a trasmissione sessuale  in genere sono in numero limitato e localizzate a livello vulvo-vaginale ma possono moltiplicarsi notevolmente fino a raggiungere ogni parte del corpo salvo che sulla pianta dei piedi e sul palmo delle mani. 

In genere il contagio avviene per contatto diretto cutaneo e tramite i rapporti sessuali con persone infette o indirettamente attraverso asciugamani, accappatoi, equipaggiamenti ginnici condivisi tra più persone (13-15). La malattia si manifesta dopo un periodo di incubazione variabile da pochi giorni a diversi mesi.

Terapia: la terapia locale è in grado di distruggere le lesioni manifeste ma non  lo sviluppo di nuove lesioni da virus in incubazione. D’altra parte il M.C. può guarire spontaneamente nel giro di 4 anni senza alcuna terapia.

  • Crioterapia, Diatermocoagulazione o Curetage in anestesia locale se le papule sono poche.
  • Soluzione a base di Idrossido di Potassio (Potassa caustica, InfectoDell® soluzione) per circa 15 gg 
  •  ZymaDerm soluzione , Tretionina, Isotretinoina, Cidofovir, Imiquimod 
  • Iodio

In gravidanza, però, periodo in cui il mollusco colpisce quasi esclusivamente l’area genitale con la formazione di lesioni che provocano forte prurito, sarebbe opportuno astenersi da qualsiasi trattamento se le condizioni della paziente lo consentono. Monitorare la situazione con il proprio ginecologo e aspettare a dopo il parto per eventuali cure.

l) Vulvite luetica: le lesioni che si manifestano nel corso dCidofovirella malattia possono passare inosservate o essere sottovalutate, poiché sono spesso indolori. Sulla base dei rilievi clinici l’infezione sifilitica viene classificata in diversi fasi: •sifilide primaria •sifilide secondaria •sifilide terziaria Le varie fasi si sovrappongono e vengono utilizzate per indicare i diversi trattamenti ed il followup. La sifilide è una malattia complessa, che, se non curata, può portare a varie complicanze, come cardiopatie, demenza, cecità, paralisi e morte.

I sintomi del primo stadio compaiono di solito da 2 a 12 settimane dopo il rapporto sessuale con una persona infetta; una piaga rossa indolore, chiamata sifiloma, sul contorno vulvare. Il secondo stadio inizia di norma settimane o mesi dopo che il sifiloma iniziale è apparso.

Le spirochete entrano in circolo estendendo l’infezione a tutto il corpo con sintomatologia poliedrica (altralgie, mialgie, febbre, esantemi etc). Gli esantemi cutanei, sifilodermi, si presentano di colorito verde o bianco e sono  simili a una verruca e prediligono le aree umide intorno alla bocca, all’ano e alla vagina. Queste lesioni sono piene di batteri e molto contagiose.

Il terzo stadio o neuro-lue è caratterizzato da problemi mentali, difficoltà di deambulazione, di equilibrio, scarso controllo della vescica, problemi di vista, perdita di memoria, perdita di sensibilità, specialmente alle gambe.

L’nfezione luetica può essere trasmessa da madre a feto in gravidanza. La sifilide primaria non trattata comporta un rischio di trasmissione fetale del 70-100%, con possibile morte endouterina fetale fino a 1/3 dei casi.

 l) Bartolinite: l’infiammazione della ghiandola di Bartolini colpisce di solito le donna in età riproduttiva; di essa la forma che si ha con maggiore frequenza è quella da infezione gonococcica. Le forme non blenorragiche sono di solito sostenute da stafilococchi o da Trichomonas; l’infezione della ghiandola avviene tramite il dotto escretore ed è favorita dai traumatismi, dalle eccitazioni sessuali e in genere da tutto ciò che attiva ed esalta il funzionamento della ghiandola stessa. Possiamo distinguere una forma acuta ed una forma cronica. Nella forma acuta la limitazione del fattore flogistico al canale escretore della ghiandola è attualmente molto discussa; essa è tutta interessata, anche se il canale escretore della ghiandola è, generalmente, maggiormente colpito. Nella maggior parte dei casi la forma acuta ha esito in suppurazione; il pus che è di colore giallo-verdastro, potrebbe farsi strada all’esterno, ma di rado ciò avviene. Chiaramente la fuoriuscita del pus determina una attenuazione dello stato infiammatorio e la Bartolinite può guarire; però spesso persiste e passa ad allo stato cronico, dando luogo ad una fistola di notevole durata, ribelle a qualsiasi cura. Le forme croniche  si presentano con un ingrossamento ed un indurimento, dolente, della ghiandola.  Nello stadio acuto può essere presente febbre. La diagnosi non offre difficoltà. All’esame obiettivo la tumefazione è evidente a livello del grande labbro ed è molto dolente alla pressione. La terapia consiste nello svuotamento dell’ascesso e antibiotici. Utile l’asportazione della ghiandola del Bartolini, in fase di quiescenza, per evitare le frequenti recidive.

m) Foruncolosi vulvare: determinata solitamente da stafilococchi e streptococchi ed in particolare dallo stafilococco aureo; si ha a livello delle grandi labbra. In genere non si tratta di un unico ma di più foruncoli. L’infezione si sviluppa su un’irritazione della pelle provocata da sfregamento di indumenti troppo stretti, sudore e caldo; uso troppo frequente di detergenti, diabete, anemia, ipovitaminosi

La terapia con antibiotici (con o senza cortisone) locale o sistemica di solito è sufficiente; Aureomicina® unguento,  betametasone + gentamicina  (Gentalyn beta® crema); antibiotici  iniettabili come le cefalosporine di IIIa generazione (Rocefin®, Zariviz®, Glazidim® fl im) . L’incisione chirurgica e lo svuotamento può rendersi necessario nei casi di flemmoni resistenti alla terapia medica.

n) Prurito vulvare non da infezioni: Si tratta di una manifestazione estremamente fastidiosa, spesso difficile da curare. Le cause di prurito vulvare non da infezioni possono essere locali e generali.

Tra le cause locali distinguiamo:

  • malattie infiammatorie della cute a livello della vulva;
  • leucoplachia, craurosi e lesioni precancerose in genere;
  • lesioni ulcerative della vulva;
  • secrezioni uretrali, vaginali, cervicali a carattere irritativo;
  • infiammazioni da Trichomonas e da miceti;
  • presenza di parassiti animali;
  • irritazioni chimica (pomate irritanti, deodoranti, antifecondativi);
  • mancanza di pulizia;
  • irritazione meccanica (da indumenti troppo stretti);

Tra le cause generali del prurito distinguiamo:

  • alcune diatesi allergiche;
  • diabete;
  • disormonosi (deficienza di estrogeni, distiroidismo);
  • condizioni tossiche (avvelenamenti, ittero, ecc.);
  • stati di debilità fisica a carattere generale (deficienze vitaminiche, malattie infettive croniche, anemia, ecc.);
  • malattie sistematiche;

La sintomatologia è caratterizzata chiaramente dal prurito, caratteristicamente più intenso durante la notte, per l’iperemia a carico dei tessuti.

 La terapia può essere:

  • causale
  • pomate al cortisone (Locoidon® crema, Ecoval® crema, Flubason® emulsione cutanea in bustine, Advantan® crema)
  • pomate ad azione antibiotica (Aureomicina unguento, Gentalyn crema)
  • estrogeni, nei casi su base distrofica
  • infiltrazione vulvare con anestetico locale
  • roentgenterapia che talora dà risultati buoni. Si fanno applicazioni di 50-100 rad. per seduta si arriva ad una dose totale di 800-1000 rad., ripetendo, se occorre, il trattamento dopo alcuni mesi.


2.   LESIONI A CARATTERE CISTICO

Cisti della ghiandola del Bartolino: Secondaria, di solito, a processi infiammatori della ghiandola, è quasi sempre cisti da ritenzione, dovuta al restringimento e alla obliterazione del dotto escretore che impedendo al secreto di svuotarsi all’esterno, provoca una sovradistensione dei lumi ghiandolari. Si può distinguere, una cisti superficiale e una cisti profonda; quella superficiale è subito sotto la mucosa, nella regione in cui il grande labbro si fa sporgente. La cisti profonda è molto più voluminosa, si trova nella parte posteriore del grande labbro, quasi a livello dell’ischio; non provoca dolore ed è molto mobile rispetto ai tessuti circostanti; il suo diametro è di solito compreso tra 1 e4 cm. Dal punto di vista anatomo-patologico si possono distinguere in cisti monoloculari e cisti plurioculari. Quella monoloculare deriva dalla ostruzione del dotto principale della maggiore ghiandola del vestibolo. Quella pluriloculare deriva invece dall’occlusione dei piccoli dotti e degli acini ghiandolari.

Sintomatologicamente, la cisti, può essere asintomatica e avvertita dalla paziente in modo occasionale o alla visita ginecologica. Quando però la cisti,  raggiunge un volume notevole, la donna allora avverte un senso di tensione e di dolore ed anche il coito come la stessa visita ginecologica diventano impossibili. Può rendersi difficoltosa anche la minzione. In qualche caso, dopo un rimpicciolimento della cisti si può avere persino la scomparsa.

Una complicanza  è invece l’ascessualizzazione, dove la sintomatologia è caratterizzata da febbre ed edema locale. La rottura dell’ascesso, attraverso la mucosa vaginale, con emissione di materiale purulento, può spesso verificarsi. La diagnosi non prevede difficoltà, in quanto la cisti deforma la cute del grande labbro, e può essere ricercata con la palpazione.

La terapia per le piccole cisti e asintomatiche, può essere tentata con trattamento locale tramite risolventi o al cortisone per favorirne il riassorbimento. Generalmente però la terapia indicata è l’asportazione chirurgica della cisti.

 Cisti da inclusione o da ritenzione: formazioni di solito che risiedono nel perineo o a livello della forchetta vulvare, dove era stato seguito un intervento di perineorafia o colpoperineoplastica.

 Cisti del dotto di Malpighi-Gartner, cisti Wolfiane e mesonefriche: sono dovute a residui embrionali sia del dotto di Malpighi-Gartner sia del dotto di Wolf. Sono cisti superficiali uniche e non danno nessune sintomatologia.

Cisti o idrocele del dotto di Nuck. Il dotto di Nuck è un’estroflessione del peritoneo che prende la via del canale inguinale insieme al legamento rotondo e termina nella parte superiore del grande labbro. La persistenza patologica, totale o parziale del dotto, può dare origine a raccolte cistiche che si evidenziano soprattutto nella donna adulta. Tale cisti si localizza a livello del grande labbro ed ha diametro compreso tra i 2 e i6 cm. La sintomatologia è quasi sempre mencante e spesso può essere scambiata per un’ernia inguinale obliqua esterna, anche se la cisti è voluminosa può aversi un senso di tensione o può essere ostacolata la minzione e i rapporti. 

3. LESIONI A CARATTERE DISTROFICO

Con questo termine si indica una serie di condizioni che di solito si manifestano nel periodo premestruale o, più frequentemente, nella post-menopausa. Ogni qual volta ci si trova di fronte a fatti distrofici é tassativo eseguire una biopsia in quanto dette alterazioni sono talvolta a potenziale evoluzione maligna. E’ ormai caduta in disuso la vacchia nomenclatura di craurosi, atrofia senile, leucoplachia vulvare, ecc.  Ancora più recentemente si tenta di abbandonare anche la dizione distrofia e classificare le lesioni epiteliali non neoplastiche della vulva in Lichen Sclerosus (LS), Iperplasia a cellule squamose (SH) e una forma mista di entrambe le patologie.

 3a) Il lichen scleroso appartiene alla classe delle sclerodermie, un gruppo eterogeneo di malattie che hanno in comune la risposta riparativa in senso sclerotico o sclero-atrofico della cute per eccesso di produzione e deposito di collagene sottocutaneo, talora, anche degli organi interni, a un fenomeno infiammatorio cronico (1-3). Le cause sono sconosciute, ma è stato riconosciuto un andamento familiare ed una componente autoimmunitaria. Non viene trasmesso sessualmente.

La pelle della vulva diviene sottile, bianca e fragile. Se presente con lesioni ipercheratosiche (ispessimenti biancastri della cute vulvare) viene considerato un lesione pre-neoplastica che può evolvere verso il carcinoma epidermoide vulvare.

Frequenza: L’incidenza di lichen scleroso negli ultimi 5 anni è stata dello 0.5% nel 2002, 0.7% nel 2003 e 2004, 1.9% nel 2005 ed 1.8% nel 2006.  La prevalenza di psoriasi nei pazienti con lichen scleroso (7.5%) è più alta di quella riscontrata nella popolazione generale.

Fisiopatologia: Nonostante l’eterogeneità clinica e, probabilmente, etiologica, esse hanno in comune un meccanismo autoimmune cellulo-mediato. Il lichen sclero-atrofico è una patologia relativamente frequente e colpisce soprattutto il sesso femminile fra i 40 e i 50 anni. Le sedi più tipiche sono la regione genitale e perineale. Clinicamente si presenta come una o più macchie di colore bianco porcellanaceo o avorio, brillanti, atrofiche, a volte con ipercheratosi. Sulla loro superficie é talora visibile lo sbocco dei follicoli pilo-sebacei dilatati che contengono materiale cheratosico di colore bianco-porcellanaceo Generalmente le lesioni sono raggruppate in placche; nelle lesioni più vecchie la cute è atrofica e depressa. Possono comparire lesioni bollose ed emorragiche. La localizzazione genitale è particolarmente importante. Nel maschio può stringere ad anello il prepuzio e provocare una parafimosi o circondare il meato urinario e provocarne la stenosi. Nella donna invece induce atrofia dei genitali esterni e, per il considerevole prurito, lesioni croniche da grattamen­to (craurosi) e la possibile evoluzione verso il carcinoma.

La diagnosi è confermata dalla biopsia che evidenzia  ipercheratosi follicolare, atrofia epidermica con degenerazione vacuolare della giunzione dermo-epidermica e una larga banda sotto-epidermica di ialinizzazione del derma pa­pillare con modesti infiltrati linfocitari.

L’eziologia sembra consistere in una reazione di  natura prevalentemente, ma non esclusivamente, autoimmunitaria a stimoli esterni come infezioni, infiammazioni e traumi. Sembra coesistere un importante fattore di familiarità. Il meccanismo fisiopatologico è rappresentato schematicamente nel prospetto seguente

 

 

TERAPIA del Lichen Scleroso:

  • Le lesioni ai genitali sono spesso oggetto di exeresi chirurgica.
  • La terapia medica del Lichen Scleroso, spesso inefficace, si basa essenzialmente sull’uso del Testosterone propionato per uso locale, mescolato a vaselina filante, fino a formare un unguento. E’ importante che il veicolo del testosterone sia oleoso e che  sia in proporzione del 2%. Una volta ottenuta la mistura, se ne utilizzerà una piccola quantità per massaggi sui tessuti vulvari 2 o 3 volte al dì per 30-60 gg.
  • Se il prurito non  scompare si può fare ricorso all’uso delle pomate al cortisone alternandone la applicazione con la mistura di testosterone. La dose di mantenimento del testosterone é di applicazioni una o due volte a settimane a seconda della responsività del soggetto.
  • Progesterone in crema vaginale secondo il seguente schema posologico:1 g di crema (pari a 25 mg di progesterone) è stato spalmato tre volte al giorno, per tre settimane, solo sulle zone interessate dal processo distrofico. In seguito si  passa ad una sola applicazione/die e, quindi, a due applicazioni settimanali, per 6 mesi.
  • Nelle forme gravi occorre instaurare una terapia immunosoppressiva con ciclosporina o azatioprina.

3b) iperplasia a cellule squamose della vulva è caratterizzata da un’eccessiva proliferazione dell’epitelio squamoso causata da una ridotta inibizione cellulare dello strato basale a sua volta ridotto da uno stato ipoestrogenico o da infezioni virali. L’eziopatogenesi di queste lesioni non é ancora ben chiara, ma nel loro determinismo senza dubbio entra la carenza di estrogeni che si verifica in menopausa.

L-SIL: lesioni di basso grado – come quelle da HPV o CIN-1 (displasia lieve che interessa solo lo strato basale dell’epitelio) – regrediscono spesso spontaneamente entro due anni e raramente portano al cancro. • H-SIL: lesioni di alto grado – come CIN-2 e CIN-3 (displasia media e grave) – comportano invece un rischio più elevato di evolvere nel cancro.

L’evoluzione a cancro: avviene quando la lesione supera la membrana basale che separa l’epitelio dal connettivo circostante e diventa invasivo.

La sintomatologia é caratterizzata dal prurito tenace, bruciore e dispareunia. La terapia é assolutamente chirurgica per le alterazioni con atipie cellulari. La terapia della Iperplasia a cellule squamose é rivolta innanzitutto ad eliminare il prurito, il bruciore e la conseguente dispareunia.  Buoni risultati si ottengono con  la somministrazione di estrogeni per via generale oltre che per applicazioni topiche, associata a pomata ai cortisonici (soprattutto nelle fasi acute) ed antistaminici, integrati a somministrazione di vitamina A ed E. Gli estrogeni per via generale più maneggevoli in questo caso, sono l’Estriolo e gli Estrogeni coniugati a seconda se si é già instaurata o meno la menopausa. Le forme miste vanno trattate come il Lichen scleroso.

 3c) Vulvite atrofica senile o craurosi vulvare senile:  è caratterizzata da un’atrofia progressiva della mucosa e della cute della vulva che porta ad una graduale sclerosi con restringimento dell’ostio vaginale, involuzione delle piccole labbra e del clitoride, appiattimento e sclerosi delle grandi labbra. La sintomatologia è caratterizzata da irritazione, secchezza, bruciore, prurito e dispareunia. Per l’associarsi di situazioni flogistiche la cute vulvare può presentare piccole fissurazioni. La mucosa del vestibolo e delle piccole labbra sanguina facilmente al toccamento e presenta delle strie irregolari, delle teleangiectasie,  e un certo grado di edema.

Spesso sono presenti zone di leucoplachia localizzate sulle grandi labbra e clitoride; possono rappresentare un tipico stato precanceroso. Istologicamente la leucoplachia una lesione di tipo ipertrofico e in superficie si nota soprattutto l’ipercheratosi che dà origine alle placche bianche. Vi è anche una notevole iperplasia dell’epitelio, con una crescita ed un approfondimento delle papille. Si reperiscono lamelle cornee pluristratificate e gli strati cellulari superficiali e granulosi sono molto spessi. Numerosi i granuli di eleidina. La parte ipercheratosica dell’epitelio finisce per approfondirsi tra il tessuto papillare sottostante. Nel derma si nota di regola una spiccata infiltrazione di tipo flogistico. L’eziologìa della leucoplachia è discussa. Probabilmente è dovuta a fatti dismetabolici infiammatori cronici, oltre che a fattori ormonali e nutritivi. Anche se non è giusto considerare sistematicamente la leucoplachia come lesione precancerosa, non bisogna dimenticare che. secondo molti patologi, circa la metà dei carcinomi della vulva insorgono da una leucoplachia. 

La vulvite atrofica senile si presenta tipicamente in menopausa ma può insorgere anche in età feconda. Spesso è associata a vaginite atrofica.

Etiologia: carenza estrogenica o insensibilità tissutale agli estrogeni.

La terapia: alcune forme di craurosi si risolvono anche spontaneamente. Il problema non è solo quello di ovviare al prurito e al bruciore e di eliminare la dispareunia ma anche quello di individuare precocemente l’eventuale tendenza alla cancerizzazione.

  • estrogeni: La terapia locale con estrogeni talora non è sufficiente a causa dell’insensibilità dei tessuti a questi ormoni. Risultati migliori si possono ottenere associando estrogeni (estriolo o estrogeni naturali coniugati) per via orale alle cure topiche.
  • È utile anche la somministrazione di pomate ai cortisonici, con vitamina A ed E e con antiistaminici: fluvadin gel detergente (Olio di mandorle + isoflavoni di soia + Boswellia serrata + citrato di argento + polidocanolo + coco glucoside)
  • Vulvectomia: La terapia chirurgica va riservata ai casi che, associandosi ad un prurito ribelle alle varie cure, affliggono notevolmente la paziente. La vulvectomia semplice a scopo profilattico può essere anche indicata se gli esami citologici e colposcopici e soprattutto le periodiche biopsie mirate mettono in evidenza un’evoluzione verso il carcinoma (iperplasia epiteliale atipica – carcinoma in situ).


  • Vulvite da HPV (Papilloma virus): tipi 16,18 oncogeni; tipi 9,11: verruche genitali. Trattamento: escissione chirurgica delle verruche mediante laser o crioterapia. Terapia medica mediante podofillina, acido tricloroacetico, 5-fluorouracile, RITA.  
  • Herpes genitalis  (tipo 2): si presenta con febbre, ulcere ed escoriazioni vulvo-perineali, dolore urente ed adenopatia inguinale. La terapia  prevede l’uso di acyclovir (Zovirax®) (4-12).

 

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1 Commento

  1. Barbara

    mi è stata dignosticata una vulvodinia cronica data la mia età, 71 anni, e per i dolori ai rapporti che ho denunciato.
    Ho sofferto di varie malattie, tumore del seno2010, tumore della tiroide1992, condilomi acuminati in gioventù 1971/72, vaginiti, candida e tricomonas vag.in età sessualmente attiva(1970/81), cistiti ricorrenti da bacterium coli (da sempre).
    il dolore ai rapporti iniziato da circa un anno è dovuto a due fattori principali: atrofia della vulva (intendo poca elasticità della vulva alla penetrazione) e DALLA PRESENZA DI TIPO CICATRIZIALE, chiara, come una righetta bianco giallastra posizionata poco dopo l’ingresso della vulva che alla penetrazione diviene dolorosissima come una ragade. nessuno mi ha detto cosa sia, solo ultimamente mi hanno detto che massaggiandola si ammorbidisce.
    Non ho altra sintomatologia come prurito bruciore ecc., se non ai raporti. Chi sa dirmi cosa potrebbe essere? e se può essere asportata?

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