Anatomia

Anatomia tuba di Falloppio

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Ultimo aggiornamento 2022-01-01  18:08:24

Le salpingi o tube di Falloppio sono condotti tubolari muscolo-membranosi pari e simmetrici che si estendono dall’ovaio all’utero e fanno comunicare la cavità uterina con quella peritoneale.  La tuba è un organo intraperitoneale, contenuto in una piega peritoneale detta mesosalpinge che dipende dal legamento largo. Per il tratto ampollare, lungo circa 7-8 cm e a decorso piuttosto arcuato, il mesosalpinge è più largo, cosicché questa parte della tuba è mobile. Nel mesosalpinge, oltre a fibre muscolari lisce, si trovano anche residui variabili di fasi precedenti allo sviluppo dell’apparato urogenitale.  Questo si divide in un dotto longitudinale decorrente parallelamente alla tuba (residuo del dotto Wolff) e nei dotti trasversi (derivanti dal pronefro). Più di rado si osserva un’appendice vescicolare rimasta conservata come residuo del pronefro.

L’organo possiede un’ampia possibilità di spostamento essendo vincolato  agli organi vicini esclusivamente dalla sua continuità con l’utero e dal legamento tubo-ovarico che collega la sua porzione infundibulare al polo superiore dell’ovaio (ligamento fimbrio-ovarico o lig. di Richard). Se ne deduce che la sua posizione nella piccola pelvi è variabile: si può disporre ad esempio a volte nel cavo del Douglas senza che ciò abbia necessariamente un significato patologico.  Patologica è al contrario la mancanza di tale fluttuanza come può ad esempio avvenire in seguito a insulti flogistici che possono fissare in modo più o meno marcato in posizioni anomale.

La sua lunghezza può variare dai 6 ai 15 cm con una media di 10-12 cm. A livello clinico la lunghezza della tuba si è rivelata essenziale ai fini della fertilità futura dopo interventi di ricanalizzazione per pregressa sterilizzazione tubarica. 

Si distinguono quattro segmenti tubarici:

1 – il tratto intramurale o interstiziale, compreso nello spessore del miometrio. E’ lungo 1-2 cm e ha un diametro endoluminale di 0,2 – 0,5 mm. Il decorso può avere un andamento lineare o tortuoso. Il suo sblocco nella cavità uterina presenta un diametro di 1 mm (ostio uterino). In questo tratto la muscolatura tubarica e uterina si confondono:

2 – al segmento interstiziale segue il tratto istimico della lunghezza di 3-4 cm. Emerge dal corno uterino tra il leg. rotondo e quello utero-ovarico. Presenta un diametro endoluminale di 0,2 – 1 mm. E’ a parete spessa, rappresentata quasi esclusivamente da fibre muscolari, e presenta una consistenza dura alla palpazione; La resezione di parte o di tutta la porzione istmica è compatibile con una buona percentuale di fertilità.

3 – il tratto ampollare è il segmento più lungo e voluminoso della tuba, misura 7-8 cm di lunghezza, ha un andamento arcuato angolato in basso, e ha un diametro endoluminale crescente che va da 1-2 mm alla giunzione istmo-ampollare fino a 1 cm al livello dell’infundibulo. A differenza dell’istmo presenta una consistenza molle, una parete sottile e una grande estensibilità come del resto dimostrano lesioni di carattere patologico come ad esempio le idrosalpingi o le ematosalpingi che possono raggiungere dimensioni ragguardevoli. A livello della giunzione istmo-ampollare la muscolatura diminuisce considerevolmente. La mucosa si solleva in pliche numerosissime e complesse.

4 – il padiglione o infundibulo è la parte più mobile della tuba e presenta una lunghezza di 1-2 cm.  In esso si riconosce un apice ed una base. L’apice segna il confine con l’ampolla; la base invece ha un diametro di 2 cm ed è resa frastagliata da 10-15 appendici mucose lanceolate dette fimbrie lunghe 10-15 mm, che si dispongono intorno all’ostio addominale della tuba. Vi è una fimbrica più lunga delle altre  che, inserita nel legamento tubo-ovarico, giunge al polo superiore dell’ovaio: è la fimbria di Richard o fimbria ovarica o ligamento fimbrio-ovarico.

Istologia macroscopica:

La parete tubarica è costituita da quattro tuniche differenti: sierosa, sottosierosa, muscolare e mucosa.

1. La tunica sierosa:

è costituita da uno strato sottile connettivale ricoperto da epitelio peritoneale di tipo endoteliale.

2. La tunica sottosierosa: connettivale-elastica contiene nel suo contesto fibre nervose, arteriole, piccole vene e canali linfatici.

3. la tunica muscolare:

è formata da fibre muscolari lisce il cui spessore aumenta progressivamente avvicinandosi all’utero. Si distingue uno strato profondo con fibre circolari e uno strato esterno con fibre ad andamento longitudinale-plessiforme. Vi è infine uno strato longitudinale interno a livello prossimale fino al terzo interno dell’istmo che separa quindi lo strato circolare dalla tunica mucosa.

Nel tratto interstiziale i diversi strati muscolari tendono a fondersi in fasci ad andamento plessiforme in continuità con la muscolatura uterina.

La contrattilità delle cellule muscolari lisce è influenzata da agenti farmacologici ma soprattutto dal clima ormonale. A livello dell’infundibulo, a eccezione che nella fimbria ovarica, lo strato muscolare non è rappresentato e la parete è formata solo dalla sierosa a dalla mucosa.

4. La tunica mucosa:

è costituita da un epitelio cilindrico monostratificato con un sottostante corion ricco in capillari sanguigni e linfatici.  L’attività mitotica delle cellule epiteliali è scarsa.  Le cellule epiteliali si specializzano in tre distinti tipi cellulari la cui distribuzione cambia in rapporto alle fasi del ciclo mestruale: cellule ciliate, cellule secretorie e cellule intermedie di Dubreuil. Da esse può svilupparsi il cancro tubarico, adenocarcinoma raro (1% di tutte le neoplasie ginecologiche e 0.3% di tutte le neoplasie) ma molto aggressivo.

Cellule ciliate:

Con l’avvicinarsi dell’ovulazione il predominio delle cellule ciliate è giustificata da un’azione di pick-up e trasporto del gamete femminile. L’abbondanza delle cellule secretorie in una fase più inoltrata e in un segmento più prossimo alla cavità uterina è giustificata dalle esigenze trofiche dell’uovo fecondato che dapprima consuma le sue scorte personali (fase autotrofa)e quindi assume le sostanze nutritive dalle secrezioni tubariche e uterine (fase istiotrofa).

Ogni cellula ciliata presenta a livello della superficie endoluminale ben 250-300 cilia dotate di un moto pendolare sincrono, il battito ciliare, con una frequenza di 20 battiti al secondo. Il movimento ciliare è pro-uterino generando un flusso in direzione uterina finalizzato trasportare prima l’ovocita nel terzo distale tubarico dove avviene la fecondazione e poi lo zigote dal terzo distale alla cavità uterina.

Cellule secretorie:

Le cellule secretorie, maggiormente rappresentate nella regione istmica, sono dotate di attività secretiva apocrina particolarmente sviluppata nella fase ovulatoria che comporta la liberazione nel lume tubarico di glicoproteine.  Nella seconda metà del ciclo mestruale sono coperte da microvilli.

L’attività secretiva delle cellule secretorie e una quota di trasudazione plasmatica che ha luogo soprattutto a livello ampollare, contribuiscono alla formazione del fluido endotubarico la cui produzione giornaliera oscilla tra 0,9 e 1,7 ml. Le glicoproteine presenti nel fluido endotubarico avrebbero un ruolo di protezione nei riguardi degli spermatozoi e dello zigote dal sistema immunitario materno.

Cellule interstiziali:

Le cellule interstiziali sono variamente distribuite nell’ambito dell’epitelio e sono più numerose nella fase premestruale e mestruale. A volte non sono distinguibili dalle cellule secernenti di cui probabilmente rappresentano solo una fase del loro ciclo vitale.

Le cellule indifferenziate sono situate in profondità a ridosso della membrana basale. Si ipotizza una loro funzione in qualità di cellule di riserva progenitrici di elementi cellulari sia stromali che epiteliali. Alcuni infine ipotizzano un loro ruolo di difesa immunitaria.

L’epitelio è separato dal corion da una membrana di tessuto collageno molto denso (membrana basale).

Da un punto di vista macroscopico la mucosa si solleva in numerose pliche ad andamento longitudinale, molto numerose a livello infundibulo-ampollare per poi ridursi a 4-5 a livello istmo-intramurale.

IRRORAZIONE:

La vascolarizzazione della tuba è garantita dall’arcata anastomotica sottotubarica che decorre nel mesosalpinge e che è alimentata dal ramo tubarico dell’arteria uterina e dal ramo tubarico dell’arteria ovarica.

L’architettura dell’arcata anastomotica sottotubarica è alquanto variabile sia da individuo a individuo e  sia nella stessa pelvi nel lato dx o sx; ha un percorso parallelo alla tuba.  L’irrorazione della tuba è assicurata anche se il flusso ematico proviene rispettivamente solo da rami dell’arteria uterina o da rami dell’arteria ovarica. Dall’arcata sottotubarica  si dipartono verso la parete tubarica, a intervalli regolari di 2 mm circa, una trentina di arteriole che con decorso sinuoso raggiungono la sottosierosa tubarica. Esse danno origine a innumerevoli collaterali che penetrano nello strato muscolare fino a terminare nei capillari che irrorano la mucosa.

Il sistema venoso ricopia l’architettura del sistema arterioso appena descritto affluendo infine nelle vene uterine e ovariche.

Sistema linfatico:

I linfatici sono particolarmente abbondanti nella sierosa e nelle pliche della mucosa. I vasi linfatici sottosierosi dell’istmo si uniscono a quelli del corpo dell’utero, ma quelli provenienti dalla muscolare si uniscono ai vasi linfatici dell’ovaio. Tutti affluiscono ai linfonodi lombo-aortici che costituiscono il plesso lomboaortico. Assai numerosi, da 20 a 30, e di vario volume, sono disposti attorno all’aorta addomi­nale e si distinguono in paraaortici (propriamente detti lombari), preaortici e retroaortici.

Innervazione della tuba:

La tuba ha una innervazione sia simpatica che parasimpatica.  L’innervazione simpatica è sensoriale e motoria e deriva dai segmenti toracici e lombari da T1 a L2. La distribuzione delle fimbrie simpatiche è più fitta nel tratto istmico e a livello della giunzione istmo-ampollare, soprattutto a livello dello strato muscolare circolare mentre è più diradata a livello ampollare dove le fimbrie sono localizzate attorno ai vasi sanguigni.  I recettori α hanno un effetto di tipo stimolatorio, mentre quelli ß hanno un effetto inibitorio.

L’innervazione adrenergica tubarica avrebbe un ruolo importante nel regolare la contrattilità tubarica nel periodo periovulatorio in sinergismo con le fluttuazioni degli steroidi ovarici. Gli α recettori sono più numerosi nella fase follicolare, mentre i ß recettori sono più frequenti nella fase luteale. 

L’innervazione parasimpatica deriva dai segmenti sacrali S2-S4 e comprende quasi sicuramente solo fibre efferenti.

L’innervazione avviene attraverso i plessi ovarico e uterino.

RAPPORTI CON GLI ORGANI VICINI

Con gli organi vicini la tuba ha rapporti diversi dai due lati. La faccia anteriore di entrambe le tube è a contatto con la faccia posteriore della vescica quando essa è piena. Posteriormente la tuba destra è in contatto col retto e talora con l’appendice particolarmente lunga possono formarsi secondariamente delle aderenze. La tuba sinistra con la sua faccia posteriore è in rapporto col sigma e il suo meso.

MEZZI DI FISSAZIONE :

La tuba é mantenuta in posizione dalla

  • continuità con l’utero,
  • legamento largo che la racchiude,
  • legamento tubo-ovarico che si estende dal padiglione al polo superiore dell’ovaio.

Queste pagine fanno parte del sito fertilitycenter.it in internet da marzo 2011. I testi, le tabelle, i disegni e le immagini pubblicati in queste pagine sono coperte da copyright ma a disposizione di tutti per copia e riproduzione purchè venga citata la fonte con link al sito www.fertilitycenter.it.

Ringrazio i lettori per la loro cortese attenzione e li prego di voler comunicare le loro osservazioni e consigli su eventuali errori o esposizioni incomplete.

Enzo Volpicelli

References:

  1. Anatomia del Gray;   Zanichelli, 4ª edizione italiana, ISBN 88-08-17710-6
  2. Trattato di anatomia umana, Edi. Ermes, 4ª Edizione, ISBN 88-7051-285-1
  3. . Frank H. Netter, Atlante di anatomia umana, terza edizione, Elsevier Masson, 2007. ISBN 978-88-214-2976-7
  4. L. Testut e A. Latarjet, Trattato di Anatomia Umana, UTET, Torino, 1966,Vol VI: 503-556.
  5. P. Kamina, Anatomia Ginecologica e Ostetrica, Marrapese Editore – DEMI – Roma, 1975, 437-457
  6. Burghardt E. Oncologia chirurgica ginecologica. CIC Edizioni Internazionali, Roma 1994.
  7. Ceccaroni M, Fanfani F, Ercoli A, Scambia G. Innervazione viscerale e somatica della pelvi femminile. Testo-Atlante di Anatomia Chirurgica. CIC Edizioni Internazionali, Roma 2006.
  8. Frank H. Netter, Atlante di anatomia umana, terza edizione, Elsevier Masson, 2007. ISBN 978-88-214-2976-7..

 


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